Mappato il più vasto campo magnetico, permea 5 giganti cosmici

È stato mappato per la prima volta il campo magnetico più esteso, che permea cinque giganti cosmici costituiti da colossali ammassi di galassie. Tra questi anche il famoso 'El Gordo', il più massiccio mai osservato a grandi distanze e che risale all'epoca in cui l'universo aveva circa 6,2 miliardi di anni, poco meno di metà della sua età attuale. El Gordo vanta un raggio di circa 6 milioni di anni luce, maggiore rispetto a quello della Via Lattea, che è di 52.850 anni luce. Pubblicato sulla rivista Nature Communications, il risultato è fondamentale per capire meglio l'evoluzione dell'universo e si deve alla ricerca internazionale guidata dall'Università americana del Wisconsin-Madison, alla quale l'Italia ha partecipato con l'Università di Bologna e l'Istituto Nazionale di Astrofisica.

I campi magnetici che si trovano all'interno degli ammassi di galassie sono cruciali per modellare l'evoluzione del gas contenuto in queste strutture e per accelerare o confinare le particelle cariche ad alta energia e i raggi cosmici. Le grandi distanze a cui si trovano gli ammassi e le complesse interazioni tra flussi di gas che avvengono al loro interno rendono, però, estremamente difficile riuscire a mappare i campi magnetici su scale così vaste. Per riuscirci, i ricercatori guidati da Yue Hu hanno quindi dovuto applicare una tecnica innovativa.

"L'utilizzo di questo approccio innovativo ci offre un modo nuovo per osservare e comprendere la distribuzione del campo magnetico in regioni che erano inaccessibili ai metodi tradizionali", osserva Chiara Stuardi dell'Inaf, co-autrice dello studio. "Dopo questi risultati straordinari possiamo pensare di applicare lo stesso metodo per analizzare strutture cosmiche ancora più grandi, come i filamenti che mettono in connessione gli ammassi di galassie", dice ancora Stuardi. "Riuscire ad approfondire i misteri del magnetismo - aggiunge Annalisa Bonafede dell'Università di Bologna, tra le autrici dello studio - ci può aiutare a comprendere meglio i suoi effetti sull'evoluzione della struttura a grande scala dell'universo".

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