Chiara in cella: provo angoscia e rimorso E ribadisce: non c’è stata premeditazione
Il luogo dove è stato recuperato il corpo carbonizzato di Stefania Crotti

Chiara in cella: provo angoscia e rimorso
E ribadisce: non c’è stata premeditazione

«Provo angoscia e rimorso per quello che è successo». Chiara Alessandri, la donna accusata del brutale omicidio di Stefania Crotti a Gorlago, piange e si dispera tra le braccia della madre Clara Camadini, 77 anni, che per la prima volta ha avuto l’autorizzazione di farle visita in carcere.

L’anziana si è recata alla casa di reclusione di Verziano, a Brescia, dove l’arrestata si trova in regime di custodia cautelare nella sezione comune (non in isolamento) accompagnata dall’avvocato difensore della Alessandri, Gianfranco Ceci. È rimasta in compagnia della figlia per circa un’ora e mezza.

«Provo angoscia e rimorso per quello che è successo», ha ripetuto Chiara, che fra le braccia della madre ha dato sfogo alle lacrime. Per la morte di Stefania Crotti ha espresso pentimento, lei che davanti agli inquirenti e al gip ha sostenuto – e continua a sostenere – di non aver premeditato il gesto, bensì di aver voluto vedere Stefania solo per avere un chiarimento con lei – moglie dell’uomo con cui l’estate precedente ebbe una relazione – e non per ucciderla. Chiara nega di aver colpito Stefania con il martello, parla di una discussione degenerata, dichiara di averla solo spinta, facendole battere la testa sullo stipite della porta, nel tentativo di difendersi dopo che Stefania stessa, per prima, aveva cercato di colpirla al volto con il martello trovato nel garage. Così come nega, Chiara, di aver dato fuoco al cadavere nel campo di Erbusco.


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