Bassa Val Seriana falcidiata  Morti quasi raddoppiati: 794

Bassa Val Seriana falcidiata
Morti quasi raddoppiati: 794

È il tributo pagato dai tre paesi più colpiti dal virus: al top Nembro. Alzano contiene il calo di residenti, ad Albino invece 11 nati in più.

Un calo ormai costante e qualche spiraglio di luce, con un unico denominatore: i numerosi, troppi morti nei paesi che per primi sono stati travolti dal Covid-19 nella Bergamasca. Salendo verso Nord lungo il fiume Serio, Alzano, Nembro e Albino: la batosta subita nei mesi di marzo e aprile è ancora visibile nei numeri di fine anno: in tutto, nei tre paesi, 794 morti.

Ad Alzano Lombardo i residenti al 31 dicembre sono 13.529, 149 in meno rispetto alla fine del 2019: i nati sono stati 90, 5 in meno rispetto all’anno precedente, ma il dato che salta all’occhio è quello delle morti, 239 contro le 123 del 2019 e proprio qui sta la differenza, in un paese che, rispetto agli altri due, riesce a contenere il calo dei residenti.

«Il picco dei decessi si è registrato nei 40 giorni che sono concisi con la Quaresima – spiega il sindaco Camillo Bertocchi –. Gli ultimi decessi di quel periodo sono stati il 12 aprile, poi per 15 giorni non ci sono più stati morti. Quanto invece alla tenuta del numero dei residenti, si sta confermando il trend degli ultimi anni: Alzano conferma i suoi numeri essendo più vicino alla città. Offriamo tanti servizi e le frazioni negli anni stanno crescendo, come Olera e Monte di Nese. Il nostro paese offre tanti servizi e dobbiamo continuare a tenere alta la qualità di questi ultimi anche se non è facile: per anni il Patto di stabilità ha messo in difficoltà i Comuni, ora l’atteggiamento pare cambiato. Abbiamo ottime prospettive, stiamo lavorando sui servizi sovralocali e crediamo ai nostri grandi obiettivi, come la scuola per i nuovi imprenditori e l’università infermieristica».

Risalendo lungo il Serio troviamo Nembro, dove il Covid-19 ha fatto ancor più danni. Nel 2020 i morti sono stati 263 contro i 121 dell’anno precedente, i nati 61 contro i 70 del 2019 e il totale degli abitanti 11.292, ben 213 in meno rispetto allo scorso anno. Il segnale di speranza è dietro l’angolo, anzi, è già realtà: nei primi 10 giorni del 2021 sono già nati 3 bambini.

«Solo dal 23 febbraio al 30 aprile abbiamo perso 188 abitanti, il 50% in più rispetto al 2019 in soli due mesi – spiega il vicesindaco di Nembro Massimo Pulcini –. Le nascite sono in discesa dal 2017: in pratica abbiamo perso una classe e quest’anno abbiamo toccato il minimo storico. Il Covid ci ha messo lo zampino, ma è un calo costante: c’è bisogno di misure a sostegno del reddito. I servizi sono un’eccellenza di Nembro per le famiglie, l’asilo nido, l’assistenza alle mamme: cerchiamo con estrema fatica di guardare con ottimismo al futuro e le prime nascite del 2021 ci spingono ad andare avanti. È fondamentale la collaborazione tra Comune, scuola e oratorio, insieme alle società sportive che fungono da collante: stiamo cercando di fare un paese più verde, sempre più adatto alle famiglie».

Ad Albino il vuoto lasciato dai tanti cari scomparsi nelle settimane più calde della scorsa primavera, ha fatto meno rumore sui media nazionali, ma è ben presente nei pensieri degli albinesi e dell’Amministrazione comunale: i defunti del 2020 sono stati 292 contro i 182 del 2019. Un piccola gioia, un segnale di speranza, è invece dato dal numero di nuovi nati con un aumento di 11 unità, 115 rispetto ai 104 dell’anno precedente. I residenti sono passati da 17.813 a 17.506, 307 abitanti in meno.

Pesa anche la crisi

«Il calo è dovuto alle tante persone che ci hanno lasciato a causa del virus, ma è da anni che il trend è legato all’aspetto economico – afferma il sindaco Fabio Terzi –. La batosta del Covid-19 è evidente, ma la crisi economica che ha investito la valle nel tessile e nel manifatturiero ha convinto la gente a spostarsi verso la città. Le imprese stanno soffrendo, anche se ad Albino abbiamo realtà importanti. Le politiche industriali e sulla famiglia sono in capo allo Stato, non può dipendere tutto da noi: sicuramente abbiamo dato segnali di attenzione come il “Bonus Bebè”. Stiamo tenendo in piedi un asilo comunale a 55 posti che ha un disavanzo di 200 mila euro l’anno, perché le rette non sono in grado di coprire più della metà di costi, ma è un servizio fondamentale. Agevoliamo le famiglie con figli con 40 sacchi gratuiti per i pannolini e vogliamo aumentare l’offerta con un sacco a settimana».


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