Superiori, le reazioni al nuovo rinvio «Demotivati e stanchi. Studenti faticano»
La protesta degli studenti al liceo classico «Sarpi» a Bergamo

Superiori, le reazioni al nuovo rinvio
«Demotivati e stanchi. Studenti faticano»

Le preoccupazioni di docenti e genitori dopo il rinvio del rientro a scuola fino al 24 gennaio. «La sicurezza prima di tutto, ma lo stress è tanto». La protesta degli studenti al liceo «Sarpi».

Riaprire le scuole di ogni ordine e grado e riattivare completamente i contatti sociali senza misure restrittive potrebbe determinare «un’onda epidemica non contenibile». Lo si legge in uno studio Inail-Iss pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the Us (Pnas) diffuso nella mattinata dell’8 gennaio dopo che la Regione Lombardia ha confermato nella serata di ieri di voler proseguire con la didattica a distanza nelle scuole fino al 24 gennaio.

«L’analisi condotta – si legge nello studio dell’Inail-Iss – non permette di distinguere tra infezione trasmessa all’interno degli edifici scolastici e infezione trasmessa durante le attività peri-scolastiche (es. trasporti, assembramenti fuori dalle scuole, attività extra-scolastiche)». La riapertura fino alle medie – si legge – potrebbe avere «un impatto limitato». Secondo lo studio, le riaperture sono rischiose se l’incidenza del contagio da Covid resta alta anche se l’Rt è minore di 1.

La reazione di genitori e studenti

«Anche l’istruzione è un’emergenza, ridateci la scuola in presenza», recita invece uno striscione appeso fuori dal liceo classico Sarpi, in Città Alta, a Bergamo. È in corso nella mattinata di venerdì 8 gennaio una manifestazione di protesta da parte di alcuni studenti, che contestano la scelta di prolungare la didattica a distanza fino al 24 gennaio.

Lo scoramento è condiviso anche dai genitori. «Poveri ragazzi – dice Monica Ravasio, presidente del CoorCoGe, il Coordinamento dei Comitati genitori delle scuole secondarie di secondo grado della Bergamasca –. Il timore di un nuovo blocco alle lezioni in presenza c’era: come si erano mosse altre Regioni, anche la Lombardia poteva decidere di muoversi in questo senso. Noi comitati ci stiamo muovendo per ascoltare anche gli studenti. Stanno crollando: le energie mentali scarseggiano per tutti. Quello che mi preoccupa di più è lo stress che tutti stanno vivendo in questo periodo. Forse le preoccupazioni dei genitori saranno anche eccessive, sicuramente i ragazzi hanno risorse che noi non possiamo immaginare, ma la situazione è davvero molto seria».

La reazione dei dirigenti scolastici

La notizia della Didattica a distanza fino al 24 gennaio è arrivata nella serata del 7 gennaio, quando i dirigenti scolastici, in molti casi, erano ancora a scuola, impegnati nelle operazioni di scrutinio . Una comunicazione che non è arrivata da canali ufficiali, ma che i presidi hanno appreso da telegiornali o mezzi di comunicazione. «Di questo nuovo slittamento di apertura – dice Gloria Farisé, dirigente scolastico dell’Istituto Falcone di Bergamo e presidente provinciale di Anp, l’Associazione Nazionale Presidi – probabilmente noi lo sapremo ufficialmente domani mattina (oggi, per chi legge). Non ho commenti da fare, se non quello che, ovviamente, prendiamo atto di decisioni che non competono a noi: ci troviamo in situazioni dettate da un’emergenza sanitaria. È una decisione a cui ci adeguiamo. Siamo tutti concordi sul fatto che prima di tutto serva la sicurezza».

I dirigenti però speravano di poter vedere i ragazzi in carne e ossa, in classe. «Certo – continua –, speriamo di poter riprendere e che quando riprenderemo possa essere una vera ripartenza. Piuttosto che fare “stop and go” in continuazione, meglio aspettare quindici giorni, in modo che la ripartenza sia davvero tale. Mi dispiace per due cose. Prima di tutto per i ragazzi, mi spiace per questa generazione che è una generazione interrotta a livello sociale e culturale. Poi mi spiace per noi dirigenti, perché anche nel corso delle vacanze natalizie non abbiamo fatto altro che lavorare. Il timore di veder posticipata la ripartenza c’era, perché vediamo qual è la condizione epidemiologica attuale. Non si tratta di una scelta che compete a noi questa, ma c’è bisogno di più orizzonte nelle decisioni, perché continuiamo a dare illusioni ai ragazzi».

La decisione della Regione non stupisce tutti. «Perché ormai non ci stupiamo più di nulla – dice Alessio Masserini, dirigente del Valle Seriana di Gazzaniga –. Quello che mi preoccupa maggiormente oggi è che c’è il rischio concreto che quest’anno sia compromesso. I ragazzi sono demoralizzati e anche i docenti. Non è possibile lavorare così: non ci sono prospettive. Bisogna affrontare i rischi veri: quello della dispersione. Dobbiamo chiamare i ragazzi, in molti non si connettono o si connettono poco, abbiamo avuto anche diverse richieste di interruzione degli studi, raggiunti i 16 anni. In questi mesi studenti e docenti sono cresciuti molto anche dal punto di vista della tecnologia, ma la tecnologia non basta. C’è demotivazione, c’è fatica. E i più fragili sono gli studenti delle prime e delle seconde, i più piccoli. O teniamo il timone dritto e forte oppure… Sono molto preoccupato».

Altri erano già organizzati. «Per quanto ci riguarda – dice Cesare Emer Botti, dirigente del liceo artistico Manzù – eravamo pronti a tre ipotesi: didattica in presenza al 75%, al 50%, ma avevamo ipotizzato anche il non rientro. Ora aspettiamo di leggere l’ordinanza per capire come gestire i laboratori e i ragazzi con bisogni educativi speciali. Sono gli studenti che hanno frequentato finora, bisogna capire se questa possibilità verrà comunque garantita. Ormai non ci stupiamo più di nulla, siamo sempre all’erta e cerchiamo di prevenire le situazioni. Quello che ci dispiace è che i ragazzi hanno voglia di venire a scuola. Ma i dati sono più saggi di noi e ci adattiamo. Speravamo di rientrare, così non è: speriamo di uscirne il prima possibile».


© RIPRODUZIONE RISERVATA