Tassa per la raccolta di funghi e tartufi I cercatori: «Un’altra gabella»

Tassa per la raccolta di funghi e tartufi
I cercatori: «Un’altra gabella»

Nella legge di bilancio: 100 euro. L’associazione tartufai: siamo 250, pagheremo. Il micologo: si paga già, altra gabella difficile da applicare.

Per ora l’incertezza è sovrana. In che modi e tempi potrà essere applicata quella tassa forfettaria di cento euro per i raccoglitori «dilettanti» di tartufi e funghi che compare tra le novità introdotte della legge di bilancio?

Giuseppe Ciocchetti, presidente dell’Associazione tartufai bergamaschi, appare più rassegnato rispetto al suo collega Pierino Bigoni, esperto micologo dell’Associazione micologica La Bresadola di Villa d’Ogna. «È una tassa – commenta Ciocchetti - che vuole raggranellare qualche milione di euro anche in questo settore dei ricercatori dilettanti. Noi cercatori di tartufi siamo facilmente identificabili perché abbiamo un tesserino rilasciato dalla Regione Lombardia che vale su tutto il territorio nazionale e dura cinque anni. In Bergamasca saremo circa 250, di cui 65 tesserati alla mia associazione. Se ci sarà da pagare questa gabella, lo faremo e basta».

Non è d’accordo invece Pierino Bigoni: «Le tessere per noi sono rilasciate da numerosi enti, gruppi di Comuni o Comunità montane, con cifre che variano da 35 a 70 euro, dipende da zona a zona. La nuova tassa sarà comunque di difficile applicazione. Bisognerà però distinguere, a mio parere, tra chi raccoglie per se stesso e chi raccoglie per vendere. Questi ultimi sono individuabili perché – stando alle norme – prima di vendere devono rivolgersi al micologo del Servizio sanitario che accerti la regolarità e commestibilità del raccolto. Tutti gli altri che non vendono secondo me non dovrebbero essere tassati». Difficile stabilire quanti raccoglitori dilettanti di funghi ci siano in Bergamasca e lo facciano con una certa regolarità, ma, secondo gli esperti, superano il migliaio.

In attesa che si conosca di più circa l’applicazione della norma, i raccoglitori di tartufi si dicono soddisfatti della stagione. Un po’ meno i cercatori di funghi.

«Da maggio a ottobre – spiega Bigoni – abbiamo visto un raccolto abbondante di funghi porcini ma non del tutto sani. Molti funghi erano larvati, avevano cioè all’interno delle larve, I prezzi di vendita si sono aggirati mediamente sui 20 euro al chilo». Molto soddisfatti i cercatori di tartufi, per i quali la stagione di raccolta è molto più lunga. Naturalmente parliamo di tartufo nero, perché quello bianco – più pregiato (tra 1.500 e 3.000 euro il chilo) – in Bergamasca praticamente non esiste.

«Da giugno a settembre – spiega Ciocchetti – il tuber aestivum, detto anche scorzone, è stato abbondante e si è venduto sui 180 euro al chilo. Da settembre a dicembre è stata la volta del tuber uncinatum, con una quotazione sui 300 euro. Il più pregiato è il tuber melanosporum, che si può raccogliere sino a fine marzo e che vale sui 400 euro al chilo. Nello stesso periodo c’è il tuber brumale che vale meno, sui 250 euro. Poi si ricomincia, da febbraio a aprile, con il “bianchetto”, sui 300 euro al chilo. Per chi acquista e vuole scaricare la spesa dai suoi redditi, è possibile fare l’autofattura, indicando il cercatore da cui acquista e il suo numero di tesserino. Il nuovo decreto ha stabilito che in questi casi l’Iva scende dal 10 al 5 per cento».

Diminuita dal 22 al 10 per cento anche l’Iva sui prodotti congelati o essiccati come sughi, oli, creme.


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