La casa circondariale 'Don Fausto Resmini' attraversa una fase delicata. Le criticità del carcere orobico vanno oltre il cronico sovraffollamento, investendo direttamente il personale di polizia penitenziaria. La pianta organica conta circa centotrenta agenti – un numero che rappresenta già la metà del reale fabbisogno –, ma quelli effettivamente operativi sono appena una novantina.Questa carenza si traduce in turni estenuanti, spesso su sei giorni su sette, e ferie che non potranno superare i diciotto giorni. La direttrice reggente Ylenia Santantonio non nasconde il peso di queste fatiche, pur evitando formule allarmistiche come collasso o emergenza e riconducendo la situazione a una complessità comune a molte carceri italiane, anche se a Bergamo, storico istituto modello, la situazione fa un certo effetto.In questo clima non sempre facile, la struttura resiste alle tensioni interne. Sul recente blitz che ha smantellato una rete di spaccio dentro le mura, la direzione mantiene il massimo riserbo, sottolineando però il valore del rapporto quotidiano con le forze di polizia esterne.Il carcere di via Gleno riflette le dinamiche della società, motivo per cui resta vitale la collaborazione costante con tutti gli enti del territorio bergamasco. Una sinergia che deve comunque fare i conti con la realtà: sul fronte delle misure alternative, l'amministrazione evidenzia infatti la difficoltà nel procedere dinanzi a situazioni che non offrano piene garanzie per la sicurezza della collettività. Sul tavolo nuovi progetti per migliorare le condizioni dei detenuti dentro una casa circondariale che,tra l'altro, avrebbe spazi come l'ex aula bunker utilizzata negli anni ottanta per il maxi processo di prima linea.Servizio di Paola Abrate
