Il percorso delle donne nelle istituzioni bergamasche taglia il traguardo dei trent'anni, trasformando Palazzo Frizzoni nel palcoscenico di una memoria collettiva che guarda al domani. Al centro delle celebrazioni per il trentennale del Consiglio delle Donne c'è la mostra 'Radici e Futuro: il filo che non si spezza', un itinerario espositivo che ripercorre le tappe fondamentali di un organismo nato nel 1996 come spazio di rappresentanza e diventato, nel tempo, un pilastro della partecipazione cittadina con il coinvolgimento di centinaia di donne.L'esposizione non è solo una cronistoria, ma la narrazione di come lo sguardo femminile abbia influenzato concretamente la fisionomia di Bergamo. In tre decenni, l'attività del Consiglio ha inciso profondamente sulle politiche pubbliche locali, portando all'attenzione dell'amministrazione temi cruciali come l'organizzazione dei tempi della città, il lavoro e la presenza delle donne nello spazio pubblico. Risultati tangibili che oggi appartengono alla comunità, tra cui il sostegno alla nascita dei centri antiviolenza Aiuto Donna e La Melarancia, e l'impegno per una toponomastica più inclusiva.Il patrimonio di documenti e ricerche raccolto nella mostra evidenzia una maturazione istituzionale che oggi si traduce in una nuova Carta dei Principi e dei Valori. Questo documento rilancia l'impegno del Consiglio su temi come i diritti, la cura e la formazione, confermando la politica di genere come una prospettiva trasversale necessaria per migliorare la qualità della vita urbana nel suo complesso.L'anniversario celebra così un metodo di lavoro fondato sulla responsabilità condivisa e sul passaggio di testimone tra generazioni. Quello che trent'anni fa era nato come un atto di lungimiranza istituzionale si è dimostrato un legame solido, capace di creare una rete di cittadinanza attiva che continua a fare di Bergamo un laboratorio per le pari opportunità.Il servizio di Paola Abrate
