L'incertezza si allunga sulle vetrine di via XX Settembre a Bergamo, dove il futuro del punto vendita Giochi Preziosi appare ogni giorno più sfumato. Nel cuore del commercio cittadino, una decina di lavoratrici vive settimane di sospensione, in attesa di capire non solo quando le serrande si abbasseranno definitivamente, ma soprattutto quale sarà il destino professionale che li attende oltre quella chiusura. Al centro dei timori ci sono otto dipendenti diretti, metà dei quali ha già superato i quarant'anni: una fascia d'età delicata, caratterizzata da responsabilità familiari, mutui da onorare e la necessità di una stabilità che l'attuale crisi del gruppo sta mettendo a dura prova.Le indiscrezioni che circolano con insistenza riguardano l'arrivo del marchio Upim, che dovrebbe subentrare negli spazi attuali, integrando le lavoratrici. Tuttavia, la mancanza di conferme ufficiali e di un cronoprogramma certo alimenta un clima di profonda preoccupazione. La situazione bergamasca non è che un tassello di un mosaico molto più ampio e critico: il Gruppo Giochi Preziosi ha infatti avviato un percorso di regolazione della crisi a livello nazionale, ricorrendo alle misure protettive previste dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza per l'intero perimetro societario. In queste ore il confronto si è spostato sul piano istituzionale con un incontro da remoto tra le organizzazioni sindacali di categoria e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I sindacati hanno chiesto con forza l'attivazione di un tavolo di crisi permanente per monitorare una situazione che coinvolge oltre 300 lavoratori e una rete di circa 30 punti vendita in tutta Italia, chedendo ammortizzatori sociali. Per le lavoratrici di Bergamo, la priorità resta la garanzia della tenuta occupazionale e salariale in un contesto di riorganizzazione che, per ora, offre più interrogativi che certezze. Il servizio di Paola Abrate
L'incertezza si allunga sulle vetrine di via XX Settembre a Bergamo, dove il futuro del punto vendita Giochi Preziosi appare ogni giorno più sfumato. Nel cuore del commercio cittadino, una decina di lavoratrici vive settimane di sospensione, in attesa di capire non solo quando le serrande si abbasseranno definitivamente, ma soprattutto quale sarà il destino professionale che li attende oltre quella chiusura. Al centro dei timori ci sono otto dipendenti diretti, metà dei quali ha già superato i quarant'anni: una fascia d'età delicata, caratterizzata da responsabilità familiari, mutui da onorare e la necessità di una stabilità che l'attuale crisi del gruppo sta mettendo a dura prova.Le indiscrezioni che circolano con insistenza riguardano l'arrivo del marchio Upim, che dovrebbe subentrare negli spazi attuali, integrando le lavoratrici. Tuttavia, la mancanza di conferme ufficiali e di un cronoprogramma certo alimenta un clima di profonda preoccupazione. La situazione bergamasca non è che un tassello di un mosaico molto più ampio e critico: il Gruppo Giochi Preziosi ha infatti avviato un percorso di regolazione della crisi a livello nazionale, ricorrendo alle misure protettive previste dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza per l'intero perimetro societario. In queste ore il confronto si è spostato sul piano istituzionale con un incontro da remoto tra le organizzazioni sindacali di categoria e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I sindacati hanno chiesto con forza l'attivazione di un tavolo di crisi permanente per monitorare una situazione che coinvolge oltre 300 lavoratori e una rete di circa 30 punti vendita in tutta Italia, chedendo ammortizzatori sociali. Per le lavoratrici di Bergamo, la priorità resta la garanzia della tenuta occupazionale e salariale in un contesto di riorganizzazione che, per ora, offre più interrogativi che certezze. Il servizio di Paola Abrate