Vilipendio del cadavere di Pamela Genini.Il Riesame ha bocciato la richiesta di Francesco Dolci di dissequestrare telefoni e coltello presi dai carabinieri il 6 maggio durante le perquisizioni a casa dell'indagato.Due telefonini e un coltello nepalese con lama lunga 40 centimetri. Si chiama kukri, è un'arma vera e propria, simile a un machete.Il tribunale del Riesame ha respinto l'istanza delle avvocate di Dolci, Eleonora Prandi e Isabella Colombo di restituirli. Il collegio di giudici, ha trenta giorni di tempo per depositare le motivazioni. Il collegio ha quindi ritenuto che gli indizi a carico di Dolci stiano in piedi e siano ragionevoli. Uno certmente è nelle riprese delle videocamere del cimitero di Strozza. Per il pm due sono particolarmente significativi: quelli del 21 e del 23 marzo, quando Dolci si avvicina al loculo e si china diverse volte per guardare i due tasselli e la macchia di silicone sulla parte superiore della lastra provvisoria. Solo il profanatore, ragiona chi indaga, poteva notarli. Il 23 marzo è il giorno in cui la famiglia di Pamela scoprì la profanazione, ma la notizia trapelò solo 3 giorni dopo.Andava a pregare la riposta della difesa di Dolci.Secondo chi indaga l'unico movente al momento plausibile è quello dell'ossessione di Dolci per la povera Pamela.Intanto mercoledì verrà conferito l'incarito a un perito e quindi inizierà l'analisi del contenuto dei due cellulari sequestrati. Simona Befani
