Da Bergamo a Erikoussa
Un angolo di paradiso

Dopo anni da pendolare, su e giù per la Bergamo-Milano; dopo anni chiusa in un ufficio a occuparsi di marketing, comunicazione, numeri e testi per una società di ricerca in ambito farmaceutico di cui era socia, ora Franca Iapicca si alza la mattina e guarda il mare.

Respira a pieni polmoni i profumi della Grecia, si fa scaldare dal sole e abbracciare da quel silenzio di un’isola che, senza il turismo dell’estate, vive con 20 abitanti. Nata a Bergamo 59 anni fa, ora la sua vita è a Erikoussa, piccolissima isola a Nord di Corfù: è l’isola più settentrionale e la più visitata delle isole del piccolo arcipelago delle Diapontie, famosa per la sua natura incontaminata, le bellissime spiagge, i paesaggi mozzafiato.

Questo dopo essere cresciuta nella zona di via Zambianchi, a Bergamo: «C’è stato un momento che a casa ci arrivavo solo la sera, stanca e sempre con la testa nel lavoro» ricorda. Socia e responsabile marketing della Biolab, società di ricerche e controlli per il settore farmaceutico, a 45 anni il trasferimento a Milano: «La vita da pendolare mi stava distruggendo - spiega e ammette -. Ma c’era di più: volevo il mare, volevo viaggiare e scoprire il mondo».

E così sette anni fa Franca vende le sue quote e la società passa a una multinazionale francese: «Io mi sento libera e, data la mia passione per la barca a vela, inizio a navigare con il mio compagno». La base è la Liguria e inizia l’avventura, in giro per il mondo. «Fino a un giorno che approdiamo in questa piccola isola: mi ha colpito immediatamente, era un incanto e senza turisti, con spiagge bellissime. Ci vuole passione e spirito d’iniziativa, tenacia e pazienza: io e il mio compagno abbiamo così aperto due anni fa un piccolo albergo, ricreando un pezzo di Italia qui in Grecia». Si chiama «Acantha Hotel» e lo chef è stellato. «Una donna, Alessandra Moschettini».

Nel paradiso di Erikoussa persino la crisi di Atene sembra non arrivare: «A Erikoussa continuiamo ad avere prenotazioni e un certo tipo di turisti a cui piace il mare, andare a vela e la bellezza del territorio senza troppa gente intorno, continua a frequentarla – racconta Franca –. Certamente fra le persone del luogo c’è incertezza sul domani. Ci si chiede come evolverà la situazione e ci si interroga sul ruolo e il senso dell’Europa unita. A livello pratico gli unici inconvenienti sono il dover pagare in contanti e la difficoltà a prelevare dalle banche».

L’«Acantha hotel» è un boutique hotel: alto livello, attenzione ai dettagli e al servizio, discrezione totale e totale pace. E non è difficile immaginare il blu intenso del mare, il bianco delle quattro camere: «Realizzate in pietra di Lecce, con bagno privato e a pochi passi dalla spiaggia. La struttura si estende in lunghezza, con un ristorante con veranda che si affaccia sulla spiaggia, le quattro camere indipendenti e l’annessa casetta-suite». Si esce da casa, si passa nel prato tra i profumi delle erbe aromatiche, si finisce sulla sabbia e nel mare. «Questa è una grande casa dove ospitare al meglio gli amanti della natura, della barca a vela, del mare e del buon cibo. Tutto molto minimal, tutto molto semplice, per una vacanza raccolta e riservata». C’è anche la casetta-suite: «Due stanze, due bagni, su due piani per una famiglia che vuole passare una settimana in totale relax e a contatto con la natura». E il mare, certo, perché la barca è attraccata a pochi metri e Franca non rinuncia alle sue gite: «A caccia di ricci, magari, e poi c’è la grigliata sulla spiaggia, la musica di sottofondo, le chiacchiere, un buon bicchiere di vino e un buon libro» sorride. Come è successo nei giorni scorsi, quando si è svolto proprio nell’hotel di Franca uno spettacolo di «book reading» del libro di Yvette Manensis Corporon, «Dove sussurra il mare», con accompagnamento musicale.

«Al massimo l’hotel contiene 15 ospiti e la privacy è garantita - continua Franca -. Vengono anche dei bergamaschi, con booking.com e sul nostro sito www.acanthahotel.com c’è un ottimo movimento» spiega Franca. Che una volta all’anno ritorna a Bergamo: «Per la famiglia, gli amici, per quel senso di quartiere che qui non c’è. Per sentirsi sempre e comunque a casa» dice, ma non rimpiange la città: «Questa seconda vita è come fosse una seconda puntata della mia vita». E poi ammette: «Certo le sciate a Foppolo, quelle immagini di montagna che ora sono solo un ricordo. E poi il centro di Bergamo: tutti parlano di Città Alta, ma io ho sempre amato tanto il mio centro e ogni volta che torno ci cammino, mi ci soffermo». E la Bergamo di oggi? «Astino, la Carrara: sono pezzi nuovi che mi rendono orgogliosa e che mi fanno ritornare sempre con piacere». Ma non restare: a quel cielo azzurro non rinuncia più.

Di Bergamo ricorda anche le code in A4 per qualsiasi spostamento in auto e di quelle, decisamente, ne fa a meno, dopo averle frequentate per anni purtroppo a causa del lavoro. «Aspetto i bergamaschi nel mio pezzo di isola - sorride -. Io ora qui nel silenzio mi faccio cullare dal mio mare».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo». Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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