Giudice di Masterchef e star in Indonesia
Storia di Matteo, di gelati e MotoGp - video

Scoprire su una barchetta fluttuante tra le onde dell’Oceano Indiano nei dintorni di Kanawa, isoletta da sogno indonesiana, che un bergamasco - Matteo Guerinoni, 47enne originario di via Borgo Palazzo 93, per la precisione - è stato giudice nientemeno che dell’ultimo Masterchef Indonesia, trasformandosi per copione in un Joe Bastianich prima versione, torvo e cattivo, nonostante il nostro concittadino sia buono come il pane. Com’è davvero minuscolo il mondo.

Che però ci regala storie originali e quasi incredibili come quella che raccontiamo, svelata per caso e non ancora intercettata dalla rete che connette miliardi di persone sul globo. Sulla barchetta c’erano le sue due figlie, Rosa e Azzurra, e l’ex moglie Soraya, proprio mentre lui - nell’estate del 2015 - era a Giacarta a registrare Masterchef 4 su Rcti, il principale canale televisivo privato. «Avevo già rifiutato nel 2013, ma l’anno scorso l’offerta economica è stata irrinunciabile e così... Esperienza bellissima ma massacrante, per tre mesi ho vissuto praticamente in uno studio, registravamo una puntata al giorno, davanti alle telecamere anche per 20 ore! Sono ingrassato di 8 kg e stato male diverse volte: la cucina indonesiana è complicata perché molto speziata e un errore nelle dosi può produrre effetti disastrosi e scombussolare lo stomaco».

Con Masterchef Guerinoni è diventato una superstar in Indonesia, che già conosceva Matteo nei panni di valente imprenditore nel settore della ristorazione e di commentatore televisivo per la MotoGp sulla Trans7. Ma cosa c’entrano le moto? Guerinoni ha sempre avuto una grande passione per i motori. Da ragazzino correva sui go-kart perché papà Giuseppe, artista come il nonno Luigi, il famoso Guerinù di Clusone, maestro nell’arte dello sbalzo, del cesello e della scultura, considerava le moto pericolose. Ma in Indonesia Guerinoni si è scatenato sulle due ruote: campione nazionale Supersport 600 nel 2005 con una Suzuki GSXR, ma il titolo in quel caso è stato revocato perché Matteo non era indonesiano, e 2008 con una Yamaha R6, quando è stato nominato atleta dell’anno per i motori, e campione nazionale Superbike 1000 con la Ducati ufficiale 1198 S nel 2010. Il ritiro nel 2012 per problemi all’anca sinistra e di conseguenza nelle curve a sinistra, ma era ormai sul viale del tramonto a causa dell’età e di una miriade di cadute e fratture.

Dunque ristoratore, motociclista e personaggio tv. E se si pensa che per un anno è stato fidanzato con la famosa cantante Maia Estianty e che è un sosia di Dave Grohl del Foo Fighters, si ha l’idea del personaggio mediatico. «Sì, la gente mi riconosce in strada e soprattutto nei villaggi, dove la televisione è l’unica distrazione, sono molto popolare: mi “asfaltano” per l’entusiasmo. Dopo Masterchef ho partecipato a uno show teatrale in diretta tv recitando il ruolo di un re cattivissimo che muore dopo aver organizzato un colpo di Stato per vendicarsi della regina che l’aveva tradito e abbandonato. Ed è stato ancora un successo, ma io sono rimasto una persona alla mano, a volte sto anche un’ora o due al giorno a rispondere a chi mi scrive sui social network - soprattutto su Instagram - e ho una parola per tutti. Comparire in tv dà visibilità, ma io lo considero un lavoro normale, non mi sento superiore a nessuno».

A proposito di tv, nel 2015 Matteo è balzato ulteriormente alla ribalta anche perché su Cnn Indonesia ha parlato del duello western in Malesia tra Valentino Rossi e Marc Marquez che acceso una polveriera in tutto il mondo: «Ho studiato la telemetria dei Gp incriminati e Rossi aveva ragione, Marquez ha favorito Lorenzo penalizzando Valentino. Marquez è stato qui un mese fa, ma non l’ho voluto vedere nemmeno da lontano...». Matteo ha conosciuto Rossi nel 2009, quando l’asso di Tavullia volò a Giacarta per un tour promozionale e Guerinoni fu il suo accompagnatore: «È lo sportivo più famoso al mondo, ma è molto umile, mi hanno colpito la sua disponibilità e il suo sorriso. Giacarta si è bloccata per lui. Si è sorpreso perché io sono stato applaudito quasi quanto lui, ma non sapeva che correvo anch’io in Indonesia e in tv commentavo i suoi Gp».

Matteo ha due ristoranti, il Luna Negra Jakarta, nella capitale indonesiana (nei momenti di massimo splendore aveva 200 persone in lista d’attesa ogni giorno, 180 i posti), e il Luna Negra Bali a Kuta. Ristoranti di cucina italiana, con personaggi del mondo dello spettacolo e della politica indonesiana come clienti (ci sono stati pure i motociclisti Biaggi e Iannone), che prossimamente saranno ristrutturati e avranno una gestione nuova perché Matteo vuole concentrarsi di più sul business principale, il gelato. Sì non ne abbiamo ancora parlato, ma - com’era stato la scintilla per cambiare vita - è il motore attuale di Guerinoni. Dal 2008 è rivenditore di macchine da gelato (della Technogel di Bergamo), la svolta nel 2013 con il suo marchio-azienda «Il Gelato di Matteo» (in società con Roberto D’Auria), che produce e distribuisce gelato per hotel a cinque stelle, ristoranti rinomati e caffetterie a Giacarta. Il prossimo obiettivo è allargare la produzione e distribuzione a Bali, così come avviare una gelateria a Giacarta, dove ormai Matteo vive da 23 anni. «Importiamo tutti i prodotti dall’Italia. Qui vanno i gusti classici che spopolano nel mondo più il mango».

Il gelato come scintilla di tutto. «Mi sono diplomato geometra al Quarenghi, avevo un impiego come perito assicurativo, arrotondavo lo stipendio al Baretto di San Vigilio, perché non navigavamo nell’oro, ma non era la mia strada. Ho lavorato alla gelateria dell’Iper alle Valli di Seriate e, quando - nel 1991 - mi è stato proposto di volare in Vietnam per aprire come dipendente una gelateria a Ho Chi Minh, la vecchia Saigon, prima tappa di un progetto asiatico di tre soci bergamaschi della Feraro Asia, Loris Ferro, Giuseppe Roberti e Fabrizio Raho, che allora era di stanza a Singapore, non ho avuto dubbi. Anche perché nel frattempo era morta la mia bellissima mamma Rosa e io volevo cambiare aria. I primi tre mesi sono stati scioccanti, il laboratorio della gelateria era un garage zeppo di roba che ho dovuto sistemare attendendo l’arrivo dei macchinari. Era il mio primo viaggio all’estero, parlavo solo un inglese scolastico, e mi sono imbattuto in una grande povertà: topi e gente che dormiva in strada, per un po’ non mi sono abituato e difatti passavo sempre a dare qualche dollaro ai più bisognosi. Dopo essere rientrato in Italia e aver avuto il mal d’Asia, che però in definitiva non esisteva, era soltanto una scusa per andarmene di nuovo, la seconda tappa è stata proprio Giacarta, da dove non mi sono più mosso, nonostante la gelateria non abbia subito ingranato».

«È stata una storia lunga, attraversata anche da momenti delicati e tristi come la morte improvvisa nel 2004 di un mio socio indonesiano a cui era molto affezionato, Bambang Pramono Sungkono, ma sono cresciuto, perché ho sempre avuto fede, sono molto credente, per cui non ho mai smesso di pensare positivo e continuo a vedere in grande. La burocrazia in Indonesia è ancora più complessa che in Italia, ma qui le tasse sono molto meno opprimenti e dunque le possibilità di guadagno sono maggiori. L’Indonesia mi piace perché mi ci sono abituato, è ormai la mia seconda patria, la popolazione è amichevole e buona e alla fine è più facile vivere bene». E con la religione, l’Indonesia è il Paese musulmano più popolato del mondo, come va? «Gli indonesiani sono musulmani moderati e hanno come valore centrale la famiglia, un po’ come noi italiani, per cui c’è una buona sintonia. Anche se la religione ha causato la fine di due rapporti importanti. La mia ex moglie, Teges Prita Soraya, nipote del ministro della Cultura all’epoca del presidente Soeharto, non aveva avuto nulla da ridire sulle nostre diverse professioni di fede, ma sua madre sì, non mi ha mai accettato e, quando lei è deceduta, Soraya ha avuto una reazione di risentimento verso di me, come se volesse dare ragione a sua madre da morta, e ha voluto purtroppo il divorzio nel 2010. La adoro ancora, siamo amici. E la storia importante con Maia Estianty si è interrotta perché lei voleva che io diventassi musulmano ».

E le radici? «A Bergamo sono legatissimo, se posso rientro in Italia due volte all’anno, ci sono stato nello scorso agosto per i cento anni di mia nonna, Maria Bergamelli, che abita in via Corti. E per riabbracciare ancora mio padre e mia sorella Barbara con cui ho un rapporto davvero unico, la sento quotidianamente con Whatsapp. Nostalgia? Sì, della famiglia, che per me è il patrimonio più importante, di Città Alta, che visito tutti i giorni della mia permanenza a Bergamo - non sgarro mai - con una passeggiata a piedi. E della gastronomia italiana e bergamasca, anche se io non mi posso lamentare. Parlavo di famiglia: le mie due figlie, Rosa, 15 anni l’8 marzo, e Azzurra di 13, sono la mia assoluta priorità, lavoro per loro, anche se non viviamo più insieme. Ma recentemente sono state un mese con me e ho cucinato per loro, me la cavo abbastanza bene ai fornelli, lo spezzatino e la pasta sono i miei piatti preferiti da realizzare. Sono un autodidatta, ho imparato molto in vari campi, come nel settore del franchising, leggendo tanto».

Una vita gratificante, intensa e un po’ dura «Abito a 25 km da Giacarta, vicino alla casa e alla scuola delle mie figlie, al mio negozio di moto enduro Sherco e accessori, e a 24 ettari di terreno, di proprietà dello Stato, dove ho realizzato una pista di 8 km per l’enduro, che da buon bergamasco pratico (è stato qui anche il campionissimo Mario Rinaldi, ora sto puntando su Giovanni Sala), e d’allenamento per il motocross. Ma non mi muovo in moto per circolare, c’è sì un traffico caotico, ma anche uno smog pazzesco. Lavoro molto, mi alzo alle 7-8 e rientro a casa dopo mezzanotte e aver trascorso la giornata tra gelateria e ristorante, ma vorrei rallentare i ritmi per dedicarmi a quello che più mi piace. Il mio sogno è un raid Giacarta-Italia in moto. Intanto mi diverto in Indonesia. E a maggio sarà trasmesso in Tv un nuovo programma, Test Ride, in cui viaggio per due mesi in moto per l’Indonesia e cucino con la gente locale. Di nuovo Masterchef? Sì, può darsi. Mi hanno proposto anche di fare un film, basato sulla storia vera di una bambina uccisa a Bali dalla mamma adottiva perché aveva ricevuto l’eredità del padre adottivo che era morto - uno straniero, sarei dovuto essere io - ma ho rinunciato: coincideva con un viaggio in Italia...». Matteo sempre più star umile della tv, tra un gelato e una risposta su Instagram ai fan.

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con Brembo S.p.A. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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