Lunedì 25 Gennaio 2010

Il figlio di Perlasca in Comune:
«contro il male serve coraggio»

«Voglio che i giovani si interessino alla mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e sapere opporsi eventualmente, a violenze del genere: questo è il testamento spirituale di mio padre». Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca, ieri nella sala consiliare del Comune, ha raccontato, in occasione della Giornata della memoria di domani, l’eroica storia del padre, nominato Giusto tra le Nazioni e cittadino onorario dello stato di Israele, per aver salvato dallo sterminio, più di 5 mila ebrei ungheresi. Le vicende della sua vita lo portano infatti durante gli anni della guerra, a Budapest. Inizialmente entusiasta sostenitore del fascismo, quest’uomo nato nel 1910 a Como, ma cresciuto a Maserà, in provincia di Padova, combatte come volontario prima in Africa Orientale e poi in Spagna, a fianco delle truppe franchiste. L’alleanza con i tedeschi e le leggi razziali lo portano ad abbandonare il fascismo, senza però diventare un antifascista. Trovandosi in Ungheria come incaricato d’affari con lo status diplomatico, viene internato in occasione dell’armistizio, ma riesce a scappare quando i tedeschi prendono il potere affidando il governo ai nazisti ungheresi: «Mio padre non sapeva cosa fare: non aveva documenti, solo una cartolina che conservava dalla guerra di Spagna e che gli garantiva di potersi rivolgere alle autorità spagnole - racconta Franco Perlasca -. Divenne così Jorge Perlasca, cittadino spagnolo, e iniziò a collaborare con l’ambasciatore Sanz Briz, che, già con altre potenze neutrali, garantiva salvacondotti per proteggere gli ebrei». È al momento della fuga dell’ambasciatore, però, che con estremo coraggio e altrettanta inventiva, Perlasca si finge ambasciatore, approfittando del caos che regna nel dicembre del 1944. «Mio padre rilasciò salvacondotti falsi, arrivando a salvare 5.218 ebrei». Un’azione eroica che resta però taciuta per decenni: «Quand’ero ragazzino, mio padre raccontava solo singoli episodi. Nell’88 due persone da lui salvate riuscirono a rintracciarlo e vennero a fargli visita e noi sapemmo cosa era successo». A quel punto arrivano i numerosi riconoscimenti, tra i quali quello di Giusto, rilasciato dallo Yad Vashem, il museo dell’olocausto di Gerusalemme, che, nel Giardino dei Giusti ha consacrato un albero a Perlasca. «I due requisiti per essere un Giusto sono l’aver salvato almeno un ebreo e il non aver raccontato la propria storia in prima persona. Il giusto è quella persona che si comporta eroicamente, ma ritenendo di aver semplicemente fatto il proprio dovere, quasi se ne dimentica» sostiene Perlasca. «La storia di Perlasca dimostra che anche nei momenti peggiori si può contrastare con coraggio la violenza e l’odio» ha concluso il sindaco Franco Tentorio, di fronte agli studenti e alle numerose autorità. <+FIRMA>Federica Greca

a.ceresoli

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