Sabato 13 Febbraio 2010

Sebino, litoranea bella da paura
Le pietre continuano a cadere

Stavolta non sono enormi, ma di sicuro quelle due pietre non c'erano qualche ora fa nel viaggio di andata da Sarnico verso l'Alto Sebino, lungo una strada che da qualche giorno fa un po' più paura. A fine gennaio (era il 30) un masso di una decina di quintali si è staccato dal Corno di Predore, è piombato sulla rivierasca, ha scavato un piccolo cratere nell'asfalto e con un ultimo balzo è finito nel lago: eccolo lì, a pochi centimetri dalla riva.

I cantonieri hanno subito riempito il buco sull'asfalto e riparato il guard rail danneggiato. Ma le tracce del masso restano, soprattutto la paura: in strada quel giorno non c'era nessuno nell'attimo dell'impatto, e menomale. Da queste parti si dice che quando San Carlo Borromeo venne sul lago, si fermò a benedire il Corno di Predore. E chi viaggia su questa strada la mattina fa il segno della Croce prima di mettersi in auto.

Per dare un'idea del dissesto idrogeologico del Corno, basta buttare un occhio ai lavori di bonifica che da anni vanno avanti sulle pareti accanto alla vecchia litoranea, fuori dalla galleria tra Predore e Tavernola: un'opera infinita, in termini di tempo e soldi. Nel 2008 un macigno caduto sul vecchio tracciato della Sebina occidentale fuori dalla galleria di Portirone, spezzò la rete idrica e Parzanica restò senz'acqua.

Il viaggio lungo l'ex statale 469 è uno spettacolo: questa è tra le strade più belle della Bergamasca. All'andata quei due piccoli macigni non c'erano e sono caduti dall'alto tra il Grè e Portirone, in uno dei punti - pochi a dire il vero - in cui non ci sono reti paramassi. Ricapitolando: prima di Natale a Castro la rivierasca è stata chiusa perché da una parete di tufo all'ingresso dell'abitato è venuta giù una frana che ha «bucato» anche la passerella a strapiombo sul lago; nel 2009 il tratto degli Orridi - e quindi tutta la ex 469 - è rimasto interrotto 6/7 volte; guardi in alto e appoggiati alle maglie dei poderosi paramassi ci sono blocchi di tutte le taglie; a fine gennaio il macigno dal Corno di Predore; poi uno stillicidio di sassi e sassolini e adesso queste due pietre. Sono un'indicazione precisa: viaggiare sulla rivierasca occidentale è un terno al lotto.
Per saperne di più leggi L'Eco in edicola sabato 13 febbraio

k.manenti

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