Lunedì 15 Febbraio 2010

Dipendenti statali allo sportello
E' scattato l'obbligo del cartellino

E' scattato ieri l'obbligo per il personale a contatto con il pubblico di indossare un cartellino identificativo con il proprio nome e cognome. In alternativa si potrà esporre sulla scrivania una targa con il nominativo. Lo prevede la riforma «antifannulloni» del ministro Renato Brunetta in vigore da metà novembre. Se la norma non sarà rispettata il dirigente responsabile dell'ufficio potrà essere sanzionato con la decurtazione dello stipendio.

La riforma esclude dall'obbligo del cartellino identificativo alcune categorie, per il tipo di compiti loro attribuiti, che saranno individuate da ogni amministrazione. L'esclusione sarà contenuta in uno o più decreti del presidente del consiglio o del ministro della Pubblica Amministrazione su proposta del ministro competente. Per le amministrazioni non statali sarà necessario il via libera della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

COSA ACCADE ALL'ESTERO

STATI UNITI.
Non esiste una legge federale che impone ai funzionari statali in contatto col pubblico di segnalare la propria identità con una targhetta o un badge. La pratica, tuttavia, è abbastanza comune, spesso regolata da provvedimenti locali. A New York i poliziotti hanno sulla camicia o sul giubbotto una targhetta in ottone con nome e cognome: spesso di origine italiana o irlandese.

GRAN BRETAGNA. Ogni ministero prende le sue decisioni autonome per quel che riguarda il nome e la fotografia sul cartellino di riconoscimento per i propri dipendenti, che siano o meno a contatto con il pubblico. Non hanno alcun cartellino di riconoscimento i dipendenti del servizio sanitario nazionale.

FRANCIA
. Lo Statuto generale dei funzionari dello Stato e degli Enti Locali non prevede l'obbligo del cartellino nominativo. GERMANIA. In Germania non c'è una legge che obbliga i dipendenti pubblici a portare un cartellino con il proprio nome.

GIAPPONE. Nel Paese del Sol Levante la targhettina è una regola ferrea.

e.roncalli

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