Lunedì 17 Maggio 2010

Lutto nel mondo del giornalismo
E' morto Paolo Impellizzeri

Il mondo del giornalismo e della cultura bergamasca è in lutto. E' morto questa mattina all'età di 66 anni il nostro collega Paolo Impellizzeri. In pensione da alcuni anni, risiedeva nel cuore della città, davanti al Teatro Donizetti, sopra il «Balzer». Era quella la sua casa, ma anche il suo osservatorio privilegiato. Lì sotto, lungo il Sentierone, incontrava gente, si fermava a scambiare qualche battuta con l'amico o il politico di turno.

Bergamo era la sua città di adozione (era infatti siciliano di nascita), ma l'amava come amava la sua Schilpario, dove si ritirava per le vacanze estive e per lunghi periodi, incontrandosi spesso con mons. Andrea Spada.

Paolo Impellizzeri ha speso tutta la sua vita nei quotidiani. In città era giunto giovanissimo, accompagnando il papà, dipendente statale. Si era iscritto al liceo classico Paolo Sarpi e, ventenne, aveva iniziato la carriera di giornalista all'allora «Giornale del Popolo». Da lì, nel 1962 era passato al «Giornale di Bergamo» divenendo professionista nel 1967, quindi a «Bergamo Oggi», al «Giornale di Bergamo Nuovo» e ancora a «Bergamo Oggi».

Successivamente il sindaco Giorgio Zaccarelli lo volle come addetto stampa. Solo una parentesi fra le mura di Palafrizzoni, prima di approdare a «L'Eco di Bergamo». Fu assunto nel 1990 dal direttore Gino Carrara e qui svolse vari ruoli, ma quello che gli diede sicuramente maggiori soddisfazioni fu la responsabilità delle pagine culturali e degli spettacoli. Il cinema, la musica jazz, il teatro erano del resto le sue passioni che coltivava con rigore. Non da meno la lettura, come testimoniano le centinaia di volumi stipati nella biblioteca di casa.

Paolo era un collega coerente e schietto. Nonostante il carattere inflessibile - memorabili alcune sue sfuriate nei corridoi del quotidiano -, riusciva a mantenere con tutti un rapporto cordiale e improntato sulla massima stima.

Intelligente, arguto, profondo conoscitore della città, la sapeva guardare con occhi disincantati, riuscendo spesso a coglierne gli aspetti più nascosti, che spesso sfuggivano a più.

e.roncalli

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