Mercoledì 06 Ottobre 2010

«Salvate l'ex colonia di Selvino»
Fu rifugio di bimbi scampati al lager

Arrivavano dagli angoli di un'Europa appena liberata e in cui loro già avevano visto di tutto. Erano sopravvissuti ai campi di Mauthausen, Auschwitz, Dachau, sfuggiti ai rastrellamenti, erano orfani. Ma ironia della sorte qui, in una colonia nata negli anni '30 per le vacanze dei giovani fascisti, avevano ricominciato a vivere, in attesa di ripartire alla volta di Israele, la loro terra promessa.

Sono oltre 800 i bambini che, raccolti dalle organizzazioni ebraiche, hanno trascorso a Selvino il dopoguerra, dal 1945 al 1948. La loro prima casa dopo i lager si chiama Sciesopoli, dal nome dell'eroe nazionale, Amatore Sciesa, ucciso nel 1851 dagli austriaci. Un monumento alla memoria, questa Sciesopoli, che oggi lotta con l'oblio: costruita come struttura parastatale per l'élite fascista, requisita dai socialisti nel 1945 e destinata al soggiorno dei piccoli profughi, è passata a una fondazione legata al Comune di Milano e dal 1948 a metà degli anni '80 è tornata a essere meta di soggiorni terapeutici. Poi la chiusura e la vendita all'asta.

Una superficie di 28 mila metri quadri, con strutture su 9 mila, distribuite su tre piani, per un corpo centrale e due secondari con aule, mensa, dormitori, strutture sportive (c'era pure la piscina). Sulla facciata centrale ancora campeggia la scritta «O. P. per l'assistenza climatica», ma il resto ha perso smalto: su Sciesopoli, chiusa da oltre 25 anni, è calato il degrado. La proprietà, una società di Vallo della Lucania (Salerno), ha fatto sapere in passato di essere disposta «a una cessione o soprattutto collaborare con partner locali per il rilancio»: ora sta studiando una proposta da inoltrare al Comune. Il Comune, dal canto suo, è disposto a discutere le destinazioni urbanistiche. «L'area ha destinazione socio-sanitaria – chiosa il sindaco Carmelo Ghilardi –, e il vincolo è stato confermato nel Prg. Siamo pronti a discutere sul recupero, che potrebbe prevedere anche spazi ricettivi o sociali. Il residenziale? Quello no». Trovare la quadra per recuperare il complesso, senza snaturarlo ma in modo economicamente sostenibile, non è facile.

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e.roncalli

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