Giovedì 09 Dicembre 2010

Yara, «La speranza resta»
Al setaccio video e telefonate

Gilberto Caldarozzi, il capo dello Sco (il Servizio centrale operativo della polizia di Stato), noto per aver risolto numerosi casi delicati tra cui il rapimento e l'omicidio del piccolo Tommy e l'arresto del mafioso Bernardo Provenzano, ha effettuato nel pomeriggio di oggi un sopralluogo a Brembate Sopra insieme al questore di Bergamo, Vincenzo Ricciardi, e al capo della squadra mobile, Gianpaolo Bonafini.

È stato un vertice itinerante in cui a Caldarozzi, arrivato in giornata a Bergamo, sono stati mostrati i principali luoghi che sono stati teatro delle indagini in questi primi tredici giorni di ricerche. ll capo dello Sco ha rilasciato alcune dichiarazioni: «La speranza di ritrovare viva Yara c'è sempre, si deve avere fiducia nelle indagini. Si riparte da zero? No, teniamo in grande considerazione il lavoro dei carabinieri e battiamo tutte le piste - ha detto -. Non credo che la gente di Brembate Sopra non voglia parlare, dice quello che sa. Comunque stanno arrivando segnalazioni, sta a noi valutare quali informazioni possono essere preziose per le indagini».

In mattinata c'era stato anche un vertice in procura al quale era intervenuto pure il comandante provinciale dei carabinieri, Roberto Tortorella.  «Le ricerche sono serrate - aveva commentato Ricciardi -, stiamo seguendo più piste tra cui quella legata alle conoscenze familiari. Domani (venerdì 10 dicembre, ndr) parleremo alla stampa per fare il punto delle indagini e delle ricerche che continuano a tappeto».

Nel corso dell'incontro in procura è stato deciso che il numero degli uomini a disposizione del questore potrà aumentare o diminuire a seconda delle necessità. Gli uomini della squadra mobile di Bergamo saranno affiancati da investigatori provenienti da altre squadre mobili con l'obiettivo di supportare al massimo le indagini. Da segnalare che alle 12.30 il prefetto Camillo Andreana ha fatto visita ai genitori di Yara, fermandosi nella loro abitazione per circa un'ora.

Le indagini si stanno concentrando molto su varie attività tecniche. L'area del Palazzetto è stata sottoposta a un'analisi approfondita. Sono state verificate le immagini delle telecamere presenti nella zona che però non sembrano aver fornito elementi particolarmente significativi. È inoltre in corso un'attenta analisi di tutte le utenze telefoniche che si sono connesse alla cella di quella zona prima durante e dopo la scomparsa di Yara, avvenuta tra le 18,30 e le 19 del 26 novembre.

Si è intanto concluso, purtroppo inutilmente - nel senso che non sono state individuare tracce di Yara - anche il 13° giorno di ricerche. Si è lavorato a ritmo serrato nella zona di Ubiale Clanezzo e lungo il fiume Brembo per scovare qualche indizio. Le ricerche sono ripartite intorno alle 9 dagli invasi e dalle vasche d'acqua delle aziende della zona: presenti al campo base i tecnici della Idrogest, la società che ha anche in gestione gli acquedotti dell'area. Mercoledì i vigili del fuoco avevano svuotato una vasca di un'azienda di Brembate Sopra in cui si trova materiale edile.

I carabinieri del Ros sono anche tornati nel cantiere del centro commerciale alle porte di Mapello e hanno esteso le loro ricerche anche in altri cantieri vicini a Brembate Sopra utilizzando un georadar, un'apparecchiatura che misura la consistenza del cemento anche in profondità, per rilevare eventuali anomalie. Lo strumento è in grado di mostrare la stratigrafia della parte di sottosuolo investigato, attraverso la riflessione delle onde elettromagnetiche. Una volta valutate le caratteristiche elettriche, può «vedere» la forma di un corpo estraneo, il suo spessore e valutare la profondità alla quale esso si trova. Ispezioni anche nelle proprietà delle abitazioni che confinano con il palazzetto dello sport: si spera di trovare indizi - in primis il cellulare - nei giardini vicini a dove Yara è stata vista l'ultima volta.

Controllato anche un campo di grano nelle vicinanze di Brembate dopo una segnalazione di due marocchine. Nel frattempo gli inquirenti si stanno concentrando anche sulle conoscenze familiari ed è riemersa la testimonianza di una vicina di casa che la sera della scomparsa di Yara aveva notato nelle vicinanze dell'abitazione due uomini litigare. «La sera di venerdì 26 novembre, quando Yara è scomparsa - ha raccontato Marina Abeni - ero fuori con i cani e ho notato due uomini che stavano litigando per la strada. Il loro vociare ha attirato la mia attenzione. Parlavano in italiano: uno, il più basso, barcollava e ha fatto commenti sui miei cani soffermandosi a guardarli; l'altro,  più alto e arrabbiato, lo ha strattonato dicendo al compagno di andare via».
La donna, vicina di casa della famiglia Gambirasio, avrebbe raccontato tutto al 112 e da indiscrezioni pare che sia stata ascoltata dagli inquirenti. Abeni ha fatto anche un appello tramite il social network Facebook: «Se non c'entrano nulla - ha detto -, si facciano vivi e parlino».

Anche una guardia giurata ha raccontato agli inquirenti la stessa versione: «Se solo non mi fossi fermato, se solo non mi fossi voltato, forse avrei potuto vedere o sentire qualcosa di più utile alle indagini - ha detto con  rammarico oggi pomeriggio Mario C., 62 anni, ex guardia giurata, uno dei testimoni oculari sentiti in questi giorni dagli investigatori -. Ero a passeggio col cagnolino, sulla strada principale, saranno state le 18.45, perchè ero uscito da una decina di minuti e proprio mentre in televisione cominciava un tg delle 18.30. Ho visto quei due uomini litigare fra loro, e in particolare uno, che sembrava scocciato nei confronti dell'altro, ma poi mi sono girato un attimo per seguire il mio cagnolino e quando mi sono rigirato non c'era più
nessuno. Non ho visto nessuna macchina allontanarsi... Se solo mi fossi avvicinato di più magari avrei potuto notare qualche particolare più utile alle indagini».

r.clemente

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