Sabato 11 Dicembre 2010

«C'è l'ho, l'ho presa, la portiamo là»
Il giallo delle voci di un walkie talkie

«Ce l'ho, l'ho presa. La portiamo là». Una voce senza volto che irrompe in una conversazione radiofonica via walkie-talkie per poi scomparire nell'etere. È questa l'inquietante novità portata in primo piano ieri sera dalla trasmissione «Quarto grado» su Rete4. L'interferenza si sarebbe manifestata proprio nella serata in cui è scomparsa Yara Gambirasio.

A captarla sarebbero state due donne, madre e figlia, che comunicavano a Ponte San Pietro utilizzando delle piccole radio ricetrasmittenti. La voce si è materializzata per qualche istante prima di scomparire, ma ha scosso le due donne: dopo essersi consigliata con un sacerdote, la madre si è rivolta ai carabinieri.

In studio, alla presenza tra gli altri del criminologo Massimo Picozzi e dell'ex comandante dei Ris Luciano Garofano, si è così modellata l'ipotesi di lavoro degli inquirenti. È possibile risalire agli autori di quella chiamata? È pensabile che qualcuno coinvolto con la sparizione di Yara abbia avuto la necessità di comunicare via radio, evitando di usare telefoni cellulari che notoriamente lasciano tracce?

Durante la trasmissione si è fatto cenno anche ad una pista internazionale. Gli inviati a Brembate Sopra hanno parlato di indiscrezioni e avvistamenti di Yara all'estero.

Sono nate anche nuove ipotesi: per lo psichiatra Alessandro Meluzzi si sono ribaltate le premesse delle prime indagini, alla pista «passionale» si dovrebbe sovrapporre l'azione di una mano meno improvvisata. Si farebbe strada l'idea di un colpo studiato, addirittura mirato, opera della criminalità organizzata, ma ovviamente per motivi e traffici tutti da chiarire.

Nel corso della trasmissone si è parlato anche delle ricerche che gli inquirenti avrebbero svolto nelle carrozzerie della Bergamasca alla ricerca dell'ipotetica Citroen rossa ammaccata in qualche punto di cui ha parlato nei suoi racconti anche il 19enne di Brembatre Sopra, già interrogato quattro volte dagli investigatori.

In studio anche Gilda Milani Bianchi, madre di una ragazza uccisa alcuni anni fa in Tunisia, che ha dovuto patire per 16 mesi prima di conoscere la sorte toccata alla figlia, e che ora ha fondato un'associazione per dare aiuto a chi si trova a vivere quallo che la donna ha passato alcuni anni fa. Gilda Milani Bianchi è già andata in casa Gambirasio e ha parlato a lungo con i familiari, dando loro alcuni consigli, tra cui la necessità di avere un sostegno psicologico ed uno legale.

Intanto le indagini proseguono a ritmo serrato, senza lasciar fuori nessuna possibile pista.

a.ceresoli

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