Mercoledì 15 Dicembre 2010

Tre anni fa criticò i magistrati
Belotti assolto in Cassazione

«Il fatto non costituisce reato»; è questa la sintesi della sentenza emessa ieri dalla Quinta sezione della Cassazione in merito al ricorso dell'assessore regionale Daniele Belotti in opposizione alla querela presentata nei suoi confronti da parte dei magistrati di Bergamo Adriano Galizzi, Vito Di Vita e Stefano Storto. Una sentenza che ribalta i precedenti gradi di giudizio.

Nel 2006, in primo grado, il Tribunale di Venezia (organo competente quando sono coinvolti dei magistrati operanti a Bergamo) aveva condannato l'allora consigliere regionale leghista a 51.000 euro di risarcimento, importo che era stato poi ridotto a 25.000 in secondo grado dalla Corte d'Appello sempre di Venezia.

Una causa che ha avuto inizio nel marzo 2002, quando 17 nordafricani (16 dei quali clandestini) accusati, dopo mesi di indagini dei Carabinieri, di spaccio in città, in particolare nella zona di via San Lazzaro, vennero scarcerati dopo solo 24 ore perché il pm nel fascicolo trasmesso ai gip aveva allegato solo i fotogrammi dello spaccio e non i filmati integrali.

Nella polemica sulla stampa che ne scaturì nei giorni seguenti Belotti venne querelato dai gip per la dichiarazione «Piuttosto che resistere, resistere, resistere (si era in pieno periodo girotondi), certi magistrati dovrebbero lavorare, lavorare, lavorare». Oggetto di querela furono anche i consiglieri regionali Carlo Saffioti e Pietro Macconi che, insieme al presidente dei commercianti del Borgo San Leonardo, Roberto Spagnolo, avevano sottoscritto un'ironica lettera dal titolo «Grazie signor giudice».

«Sono molto soddisfatto - dichiara l'assessore Belotti -, perché la Cassazione ha sancito il diritto di critica, a maggior ragione essendosi trattato di una polemica tesa ad evidenziare un errore procedurale che aveva vanificato mesi di indagini. Mi ero inoltre espresso in qualità di rappresentante eletto dai cittadini e non certo a titolo personale. Al riguardo, ringrazio tutti coloro, in particolare i numerosi avvocati, agenti delle forze dell'ordine, giornalisti e perfino qualche magistrato, che, seppur in forma confidenziale, mi avevano espresso la loro solidarietà».

«Questa sentenza - continua Belotti - rappresenta una vittoria morale anche per i coimputati Saffioti, Macconi e Spagnolo che, però avevano preferito non ricorrere in Cassazione dopo aver liquidato il risarcimento stabilito in Appello. Certo, questa causa durata quasi nove anni si sarebbe potuta chiudere in tempi brevi se solo fosse stata accettata la transazione in beneficenza proposta dai querelati».

«Nella mia esperienza politica - conclude l'assessore regionale - mi hanno sempre insegnato che più uno ricopre incarichi di responsabilità e più deve essere disposto ad accettare le critiche. E per ricordarmelo sempre mi piacerebbe mettere in cornice, con la scritta , una riproduzione dell'assegno, con cui dovranno restituirmi i 25.000 euro già pagati».

a.ceresoli

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