Giovedì 16 Dicembre 2010

Ponte S. P., bimbo nacque morto
il ginecologo è stato assolto

È stato assolto «perché il fatto non costituisce reato». Questa la sentenza del giudice Raffaella Mascarino, del tribunale di Bergamo, nei confronti di  R. P. - medico del reparto di Ostetricia e ginecologia del Policlinico di Ponte San Pietro -, a processo per omicidio colposo.

Dopo un anno e mezzo di testimonianze, ieri mattina il giudice ha respinto la richiesta del pubblico ministero, che aveva chiesto per il medico una condanna a quattro mesi. I fatti risalgono al 26 ottobre 2007, quando il bambino di una coppia di Brembate morì al momento del parto. La partoriente era sana e il piccolo che portava in grembo non aveva mai accusato problemi prima di allora.

Ma, poco prima del parto, si erano verificate alcune difficoltà: secondo l'accusa, il medico (difeso dai legali Mauro Angarano, Claudia Zilioli e Mario Caffi), a fronte di una situazione già con alcuni segnali d'allarme non avrebbe agito tempestivamente e nel modo più opportuno (per esempio con un taglio cesareo) e alla fine il bimbo era morto soffocato dal suo stesso cordone ombelicale.

Il 24 febbraio 2009 si era svolta l'udienza preliminare e il gup aveva stabilito che la posizione del medico andava approfondita a dibattimento, mentre aveva accolto la richiesta di assoluzione per la capo sala di Ostetricia M. G. e per l'ostetrica G. P., che avevano scelto il rito abbreviato. Per quanto riguarda il ginecologo, a dibattimento vista la netta contrapposizione delle parti (secondo l'accusa bisognava intervenire con un parto cesareo, mentre per la difesa il medico aveva svolto fino in fondo il proprio dovere e non aveva perciò alcuna responsabilità), il giudice aveva disposto una perizia medica collegiale, assegnata a tre esperti, per chiarire definitivamente la questione.

La relazione dei tre periti (Salvatore Felis, specialista in Ginecologia e ostetricia dell'università di Genova; Pierangela De Biasio, specialista dello stesso settore all'ospedale Gaslini di Genova, e Marco Di Paolo, professore aggiunto di medicina legale all'università di Pisa) è stata presentata nell'ultima udienza del processo, ieri mattina. Dopo aver vagliato tutti gli atti a disposizione, i tre hanno concluso - ognuno per le proprie competenze specifiche – concordemente: «Il medico responsabile della sala parto ha ritenuto, a nostro avviso correttamente, che fosse più sicuro per la paziente e non presentasse rischi o possibilità di danni neonatali l'esecuzione di un parto vaginale spontaneo (come poi avvenuto, ndr). La paziente è stata, a nostro parere, seguita con scrupolo, perizia, e diligenza».

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a.ceresoli

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