Domenica 19 Dicembre 2010

Turista ucciso in Brasile
Ricercato mandante italiano

Un italiano, Fabio Bertola, è ricercato dalle autorità brasiliane come presunto mandante dell'omicidio del bergamasco Roberto Puppo, ucciso a colpi di pistola lo scorso 24 novembre nel Nord Est nel Paese. La notizia, ripresa in Italia dall'agenzia di stampa Ansa, è riferita dai giornali locali. Secondo quanto riportato, gli investigatori ritengono che Bertola avrebbe fatto uccidere il 42enne di Osio Sotto.

Il delitto sarebbe maturato nell'ambito di un'organizzazione criminale legata alla mafia cinese in Brasile. Nelle scorse settimane, la polizia di Alagoas aveva fermato per il delitto tre persone: un ragazzo di 17 anni, che avrebbe confessato di avere sparato contro il bergamasco, e i due adulti (una donna di 30 anni, Vanúbia Soares da Silva, e un uomo di 42, Cosme Alves da Silva) che lo avrebbero assoldato per commettere l'omicidio, ricompensandolo con poco più di 350 euro. Sarebbero stati proprio loro ad accusare Bertola di essere il mandante del delitto. In particolare, la donna avrebbe confessato per prima, indicando in Fabio Bertola il possibile boss di un'organizzazione criminale. Come segno particolare, l'uomo avrebbe un tatuaggio sulla spalla, raffigurante un drago, e sarebbe solito portare un amuleto con la stessa forma.

L'uomo è dunque ora ricercato per essere interrogato e per far luce su quanto accaduto a Satuba. È anche emerso che Bertola avrebbe trascorso alcuni giorni in Brasile, tra il 24 e il 31 ottobre scorsi, e proprio in quell'occasione sarebbe stato pianificato l'omicidio dell'operaio bergamasco. Il commissario generale della polizia di Alagoas, Marcilio Barenco, avrebbe intanto dichiarato che «il caso è risolto: è stato un omicidio su commissione». Il nome di Bertola non è noto agli atti del consolato d'Italia a Recife, dove si registrano in genere solo coloro che decidono di trasferirsi definitivamente nel Paese, e non chi vi si trova di passaggio. Nei giorni scorsi il consolato si era occupato di mettere in contatto gli investigatori brasiliani con l'Interpol italiana. Anche, aveva spiegato il console Francesco Piccione, «per chiarire la fondatezza della pista» che gli investigatori stavano seguendo, e che si muoveva appunto sul terreno della criminalità organizzata.

fa.tinaglia

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