Sabato 07 Maggio 2011

Lussana, un anno con l'iPad
«È la scuola del futuro»

È ormai passato un anno dalla piccola rivoluzione che al Liceo Lussana di Bergamo ha portato alcuni studenti a utilizzare l'iPad ed e-reader al posto dei classici libri. Un anno di lezioni e lavoro scolastico «dentro le nuove tecnologie.

Al convegno «ImparaDigitale» (Sala Mosaico Centro Congressi Camera di Commercio), promosso da NetPoleis, Nova Multimedia, Media Duemila, con Usr Lombardia, la professoressa Dianora Bardi, docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico «Lussana», ha ricostruito l'esperienza di un anno di insegnamento consumato, assai più che sul vecchio manuale di carta, «nelle» nuove tecnologie.

Gli studenti, cioè, controllati e guidati dall'insegnante, tramite Internet e iPad, attingono a molte più fonti di informazione, che combinano poi in un testo da loro stessi composto. Con «audionote», poi, registrano e prendono appunti che consentono loro di riandare immediatamente al punto critico che vogliono ripassare o che non hanno capito bene, risentendo a loro piacimento quello specifico momento della lezione.

«Un sistema – ha detto Bardi – che modifica completamente il rapporto docente-studenti: lavoriamo insieme, spesso sono loro a insegnare a noi. La tecnologia è solo uno strumento, un modo. Anche per mettere al centro lo studente. L'insegnante si trasforma in coach».

 Il momento più interessante: la parola passa a due studenti della IV L, classe pilota soggetto-oggetto della sperimentazione, che snocciolano con grande chiarezza svantaggi e vantaggi della novità. Punti a sfavore: «l'iPad, almeno inizialmente, induce continuamente in tentazione, comporta un rischio continuo di distrazioni. Pericolo che però, dopo un po' di tempo, è stato superato».

Ancora: «Si allungano i tempi, si lavora di più. L'iPad è uno strumento limitato, molto inferiore al computer, in termini di navigazione Internet e applicazione al proiettore. Manca la porta Usb, che siamo abituati a usare continuamente per le chiavette».

Leggi tutti i dettagli su L'Eco di Bergamo del 7 maggio

r.clemente

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