Martedì 10 Maggio 2011

Uccise un villeggiante a Rota Imagna
Il presunto omicida rinviato a giudizio

Proprio il giorno dopo l'omicidio di Gorno, la cronaca torna ad accuparsi di un altro omicidio simile. È stato rinviato a giudizio martedì 10 maggio Claudio Pinto, il 37enne che uccise nell'agosto 2010 un villeggiante di Melzo perché quest'ultimo faceva troppo rumore. Tra l'altro, proprio come a Gorno, Pinto è accusato anche di tentato omicidio perché l'uomo provò a uccidere, sempre a colpi di pistola, anche la compagna del 71enne Felice Mariani, ovvero Giancarla Severgnini.

Nel corso dell'udienza preliminare, il gup Patrizia Ingrascì ha ottenuto il rinvio a giudizio e il processo scatterà il prossimo 15 luglio con l'accusa di omicidio volontario aggravato e tentato omicidio. La difesa aveva chiesto il rito abbreviato, anche in base alla perizia psichiatrica. Il giudice non ha però accettato e così si terrà il processo.

Anche quel 22 agosto 2010 era stata una lite di condominio, un omicidio aggravato però da motivi molto futili, almeno così sembra. Davanti al gip Pinto, che aveva ucciso il villeggiante con sei colpi di pistola, aveva ammesso la sua responsabilità, dicendo però di avere agito per legittima difesa.

Aveva portato a sostegno della sua tesi una ferita da arma da taglio, abbastanza superficiale, a una gamba: secondo il suo racconto sarebbe stato Felice Mariani ad aggredirlo, prima verbalmente e poi con un coltello, lo stesso coltello che era stato trovato impugnato nella mano destra dal settantunenne.

Proprio in reazione a questa aggressione Pinto avrebbe preso la sua calibro 38 Special, regolarmente detenuta e acquistata pochi giorni prima, e avrebbe fatto fuoco. Sei colpi, che avevano tutti raggiunto la vittima, senza darle via di scampo.

A mettere un punto interrogativo su questa versione, però, sarebbero le azioni successive del 37enne: se effettivamente era stato vittima di un'aggressione, perché sparare due colpi anche verso la compagna, accorsa agli spari e fortunatamente rimasta illesa?

Anche per quanto riguarda il recente acquisto dell'arma, che per gli inquirenti potrebbe anche essere spia di una premeditazione del fatto, Pinto - originario del Brindisino - aveva spiegato di averla comprata per proteggersi. Una vicenda sulla quale restano ancora da chiarire una serie di elementi: in prima battuta proprio il movente, che gli inquirenti ipotizzano in quello dei rumori (di qui l'aggravante dei futili motivi).

Poi la provenienza del coltello trovato in mano a Mariani: i suoi familiari non lo hanno riconosciuto. A questi interrogativi con buona probabilità si aggiungerà anche quello della capacità o meno di intendere e volere di Pinto: il suo vivere quasi segregato e barricato in casa e il frequente cambio di abitazione sono elementi sospetti.

m.sanfilippo

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