Sabato 18 Giugno 2011

Verso Pontida, Calderoli:
«Riforma del Fisco o lascio»

Il dibattito si infiamma in vista del raduno della Lega a Pontida. Cisl e Uil hanno invitato il governo a intervenire in materia fiscale e hanno lanciato un ultimatum all'esecutivo. Poco dopo Roberto Calderoli, il ministro considerato più vicino a Giulio Tremonti, ha rilanciato l'avvertimento e messo di fatto in gioco il suo stesso incarico nell'esecutivo.

Tutto questo a poche ore da Pontida e dall'attesissimo discorso di Umberto Bossi. Il governo deve fare la riforma fiscale altrimenti «se ne può pure andare», è stato il messaggio lanciato dal leader della Uil Luigi Angeletti, dal palco della manifestazione nazionale organizzata con la Cisl sul fisco.

E proprio il segretario generale cislino, Raffaele Bonanni, ha ricalcato il messaggio di Angeletti aggiungendo: senza riforma sarà sciopero generale. Un messaggio chiaro e non necessariamente sgradito a chi, come Silvio Berlusconi, da tempo spinge sulla necessità di intervenire in materia fiscale.

Anche perchè, non è un mistero, il cavaliere ha chiesto in più frangenti un atto di coraggio al ministro dell'Economia. Che poi i criteri della riforma sollecitati dai sindacati coincidano con l'idea del premier, questo è tutto da dimostrare.

Nella partita, intanto, si inserisce anche il bergamasco Roberto Calderoli, a meno di ventiquattro ore dal raduno leghista di Pontida. Chiaro il messaggio del ministro della Semplificazione: «Sono d'accordo con loro, perché la riforma fiscale va fatta e va fatta subito, diversamente dovrò partecipare anch'io al loro minacciato sciopero generale e dovrò essere in piazza con loro e non più come rappresentante di un Governo...».

Domenica mattina anche Calderoli ascolterà l'intervento del senatùr. Dal quale con ogni probabilità arriverà anche un messaggio forte sul fisco. Poi toccherà a Silvio Berlusconi elaborare una sintesi da presentare al Parlamento in vista della verifica della maggioranza, in agenda la prossima settimana.

Sintesi che dovrà tenere insieme il pressing leghista, la volontà di rilanciare l'immagine e la popolarità del governo, ma pure la prudenza tremontiana. Anche alla luce dei recenti avvertimenti delle agenzie di rating, che tengono sotto osservazione i conti pubblici italiani.

r.clemente

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