Sabato 25 Giugno 2011

«Policonsumi» di alcol e droga
È allarme ma non solo tra i giovani

Policonsumo. E' questo il termine che più preoccupa gli addetti ai lavori del settore dipendenze. Si tratta di consumare contemporaneamente diversi tipi di droghe e alcol. Non ha più quasi senso, parlando di prevenzione, limitarsi a considerare separatamente droghe e alcol. Così come non ha più senso pensare in termini di «dimensione giovanile»: i fenomeni di consumo di sostanze legali e/o illegali interessano direttamente o indirettamente fasce sempre più ampie di popolazione residente.

In particolare, il tradizionale legame fra uso/abuso di droghe e appartenenza a segmenti disagiati di popolazione, paiono aver lasciato il posto a un'ampia diffusione dei comportamenti di sperimentazione/uso/abuso nella popolazione generale.

I dati mettono in luce una situazione generale critica, dove spicca la tendenza ad approcci molto precoci alle bevande alcoliche, ma anche alle sostanze, in particolare cannabis; molto diffusa anche la pratica del binge drinking (sostanze alcoliche trangugiate anche più di 5 volte in un'unica occasione dal 40% dei maschi e dal 20% delle femmine) e, non meno preoccupante, il ricorso a psicofarmaci senza obbligo di ricetta, come per esempio quello per dormire, per l'iperattività, per le diete o, ancora, quelli regolatori dell'umore.

In tutti questi casi, un elemento fondamentale è la percezione di questi comportamenti e sostanze: sono molto diffusi tra gli adulti e quindi, erroneamente, i giovani sono portati a considerare normale il loro consumo.

Tra gli studenti bergamaschi, per esempio, il 14% ha dichiarato di aver assunto almeno una volta nella vita psicofarmaci (senza obbligo di ricetta) ed il 6% ha dichiarato di averlo fatto nell'ultimo anno. Insomma, è necessario superare le azioni e gli interventi di prevenzione rivolti ad una sola forma di consumo e differenziare le tipologie di interventi a seconda dell'età dei destinatari e dei differenti contesti, dalla scuola ai contesti aggregativi, dalla comunità ai luoghi del divertimento.

Quali sono le possibili strategie? Nella scuola, per esempio, si può promuovere la realizzazione di programmi volti a sviluppare le “abilità di vita” (ad es. auto-controllo, capacità di soluzione di problemi, competenze relazionali e partecipative, capacità di gestire conflitti ...), finalizzati a rafforzare i fattori protettivi e a ridurre fattori di rischio. Si possono avviare progetti di educazione tra pari (peer education) A livello di comunità, attivare iniziative per responsabilizzare il mondo adulto nei confronti del proprio ruolo rispetto a minori ed adolescenti.

Ma bisogna anche cambiare metodo? E' necessario abbandonare approcci informativi, a favore di tipologie di intervento maggiormente efficaci (life skills, peer education, sviluppo di comunità) a fronte del fatto che la percezione dei rischi sembra non essere in grado, da sola, di incidere sui comportamenti degli studenti. Le sostanze psicoattive, infatti, vengono utilizzate anche se viene attribuito loro un elevato grado di rischio. «Accompagnare» i giovani nel passaggio tra le scuole medie e le superiori: un periodo delicato al quale va posta molta attenzione. Sapere che la propensione ad adottare altri comportamenti rischiosi, tra cui si evidenzia il praticare «giochi d'azzardo» costituisce una dei fattori di rischio correlati al consumo di sostanze psicoattive.

La diffusione di tali abitudini tra giovani e giovanissimi va pertanto monitorata e considerata nel momento in cui si impostano programmi preventivi di comunità. Porre infine attenzione al tema della guida sotto l'effetto dell'alcol e/o sostanze stupefacenti, che anche nella nostra provincia rappresenta un comportamento ampliamente diffuso, che espone i ragazzi (in particolare i maschi) a rischio di incidentalità stradale.

Ci sono servizi utili a ciò nella nostra provincia? Nella nostra provincia vi è già una presenza ricca e articolata di servizi e iniziative a valenza preventiva ( servizi aggregativi, interventi volti a promuovere partecipazione e cittadinanza, progetti giovanili in genere, spazi di ascolto e consulenza per adolescenti, giovani e genitori,…), e di interventi specifici di prevenzione delle dipendenze (in primo luogo nella Scuola poi nelle comunità locali oratori, contesti informali e locali del divertimento notturno).

Negli anni inoltre sono aumentati la collaborazione e il raccordo tra Servizi specialistici, agenzie del territorio, Scuola, Enti Locali, Terzo settore, in favore di una programmazione territoriale attenta a realizzare interventi efficaci, integrati in rete, che coinvolgono le figure educative che si rapportano ai giovani (studenti, gruppi formali e informali,) e i gruppo dei «pari» (Peer-Education). Sicuramente è importante mantenere e ampliare gli interventi in questa direzione.

A chi rivolgersi?
Sert 1 – via Borgo Palazzo 130, 24125 Bergamo, Tel. 035/2270.374 – 035/2270.372

Unità Operativa di Bergamo - Comuni 84 - via Borgo Palazzo 130, 24125 Bergamo, Tel. 035/2270.374, fax 035/2270372, e-mail [email protected]

Unita' Operativa di Gazzaniga- comuni 42 - via Manzoni 98, 24025 Gazzaniga (Bg), Tel. e fax 035/712.935, e-mail [email protected]

Unità Operativa di Lovere - comuni 29 - p.le Bonomelli 8, 24065 Lovere (Bg), Tel. 035/434.9639 - fax 035/434.9648, e-mail [email protected]

Sert 2 – P.zza Maggiore 11, 24057, Martinengo (Bg) Tel. 0363/987.202 - fax 0363/988.638

Unità Operativa di Martinengo - Comuni 21 - p.zza Maggiore 11, 24057 Martinengo (Bg) Tel. 0363/987.202 - 236, fax 0363/988.638, e-mail [email protected]

Unità Operativa di Ponte S. Pietro - Comuni 45 - via Adda, 18/A, 24036 Ponte S.Pietro (Bg), Tel. 035/415.6262, fax 035/415.6379, e-mail - [email protected]

Unità Operativa di Treviglio - Comuni 23 - via XXV Aprile 6, 24047 Treviglio (Bg), Tel. 0363/47725, fax 0363/41450, e-mail [email protected]

a.ceresoli

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