Lunedì 25 Luglio 2011

Colere, c'era tutto il paese
per l'ultimo addio ad Alessandro

Praticamente tutto il paese di Colere ha voluto dare l'ultimo abbraccio ad Alessandro Rossi, il 17enne morto venerdì notte mentre stava rientrando a casa con la sua moto da motocross dopo una serata trascorsa con amici. Tantissimi i giovani che hanno partecipato ai funerali, nella chiesa parrocchiale di Colere, lunedì 25 luglio.

Molta gente è rimasta sul piazzale, visto che la chiesa era gremita. Si parla di circa 1.500 persone presenti. Gli amici più cari di Alessandro hanno appeso diversi striscioni lungo il percorso del corteo funebre dalla casa del 17enne alla chiesa parrocchiale. Il più grande e commovente diceva: «Vogliamo però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi. Vogliamo pensare che ancora ci ascolti, che come allora SORRIDI».

Strofe del brano «Canzone per un'amica» cantata da Francesco Guccini e dai Nomadi. Una canzone alla quale Alessandro e i suoi amici erano molto legati, tanto che durante la funzione ne è stata diffusa una registrazione. I suoi amici hanno letto anche un ricordo di Alessandro, così come è stato inviato un messaggio di pronta guarigione al ragazzo rimasto ferito nell'incidente e ancora in terapia intensiva ai Riuniti di Bergamo.

«Quando qualcuno decide di cogliere un fiore, sceglie sempre quello più bello e profumato. Venerdì sera Dio ha scelto te». Se mai ci può essere un perché nella morte di un ragazzo di diciassette anni, forse il perché può essere questo. O almeno, questo è il quello che si sono voluti dire gli amici più cari di Alessandro che con queste parole hanno concluso una lettera indirizzata al loro compagno.

I funerali sono stati celebrati da don Fabio Trapletti, parroco di Colere, coadiuvato da don Francesco Sonzogni, parroco di Vilminore e vicario della Val di Scalve, don Sergio Alcaini, curato dei giovani della valle, don Stefano Ravasio, parroco di Schilpario, e don Battista Mignani, parroco di Azzone.

«Questi sono giorni di silenzio, – dice il parroco di Colere nel corso dell'omelia – di impotenza, di profonda sofferenza. Volti di ogni età bagnati dalle lacrime, nei cuori disperati una parola e una spontanea domanda: perché? Una comunità, una valle intera che si è stretta per un abbraccio reale e sincero ai genitori, ai famigliari, agli amici e oggi si ritrova qui per pregare per Alessandro. Sarebbe bello avere l'abilità di dire parole che ci convincano, ma le grandi ferite hanno bisogno innanzitutto di balsamo che attenui il dolore, e in questo ci può aiutare la parola del Signore».

E ancora: «Il morire giovane di Alessandro è una ferita grande per tutti, è quasi inutile fare domande e lanciare duri perché. Nessuno riuscirà a rispondere. Ma forse potremo scorgere nella gioia che gli era propria, nel forte affetto per la famiglia, nella sua disarmante semplicità, una lunga serie di segni della sua vita, bella e preziosa. Solo in questa prospettiva potremo sopportare la sua morte con rassegnata fiducia. E sbocci in ciascuno di noi il proposito di rispettare, custodire, amare la vita in tutte le sue espressioni. La vita è un dono e come dono va vissuta in modo pieno, gratuito e vero: sforziamoci di riempire di senso e di amore tutto quello che facciamo».

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m.sanfilippo

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