Mercoledì 31 Agosto 2011

I mussulmani vorrebbero una moschea
Palafrizzoni: a Bergamo non è possibile

Un nuovo centro culturale «degno» della comunità musulmana di Bergamo: questo il progetto che verrà portato avanti dalla stessa comunità mussulmana nei prossimi anni per il quale si è chiesto sostegno anche in occasione della festa di chiusura del Ramadan svoltasi lunedì nella palestra della Casa del Giovane messa a disposizione, come ogni anno, dal Patronato San Vincenzo.

Mohamed Saleh, vicepresidente del centro: «Il prossimo obiettivo per cui è stata avviata la raccolta fondi riguarda un nuovo centro islamico adatto ai bisogni della comunità musulmana di Bergamo. Vorremmo che nel nuovo centro, oltre al luogo di preghiera, ci fosse una scuola, una palestra, una clinica adatta a risolvere problemi medici particolari come, per esempio, la circoncisione. È chiaro che non dipende solo dalla nostra volontà, ci vuole sensibilità politica per venire incontro alle nostre esigenze. Confidiamo in politici di ampie vedute e nel fatto che la nostra comunità collabora per una convivenza pacifica a Bergamo da oltre 20 anni».

Prima della preghiera don Massimo Rizzi, responsabile del Segretariato migranti della Curia, ha portato alla comunità il messaggio del vescovo Francesco Beschi, rivolto alla «ricerca di sentieri comuni di incontro per condividere l'impegno in difesa della vita, della giustizia e della pace».

Sull'intenzione della comunità mussulmana di realizzare un centro culturale, Palafrizzoni non batte ciglio e si limita ad osservare che il Piano di governo del territorio non prevede, in città, nuovi luoghi di culto di questo genere.

«Di contatti con esponenti della comunità islamica non ne abbiamo avuti, e nessuno ci ha chiesto nulla. Nè tantomeno sapevamo della raccolta fondi avviata», spiega il sindaco Franco Tentorio. E il suo assessore all'Urbanistica Andrea Pezzotta conferma: «Nel Piano di governo del territorio la moschea non c'è. I possibili luoghi di culto sono per quelle religioni riconosciute dallo Stato italiano; quella islamica non lo è, quindi non è possibile prevederne».

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a.ceresoli

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