Mercoledì 28 Settembre 2011

L'appello: «Togliete la patente
a mio fratello drogato, è pericoloso»

Pubblichiamo una lettera arrivata in redazione. È una testimonianza drammatica che non può cadere nel vuoto

Egregio direttore, vorrei portare alla Sua attenzione e nel contempo rivolgere un accorato appello a tutte le autorità locali e ai nostri parlamentari e senatori, rispetto al gravissimo problema della guida in stato psicofisico alterato (alcol e droga) e all'impossibilità di poter togliere la patente a chi, come mio fratello cocainomane, persiste a guidare in queste condizioni rappresentando un grave pericolo per lui e per gli altri.

Ma veniamo ai fatti. Nei giorni scorsi mio fratello si è schiantato in auto contro un muro. Macchina distrutta, per lui fortunatamente nulla di grave, se non un ricovero in ospedale con prognosi di qualche settimana. Ed è solo la seconda volta in sei mesi. In passato ci sono state altre situazioni identiche, in totale almeno sei incidenti di questo tipo. Accorsi sul luogo dell'incidente in piena notte chiediamo l'intervento delle forze dell'ordine.

Purtroppo, pur facendo presente che il conducente era in stato psicofisico alterato, non riescono ad intervenire: non c'erano coinvolti altri mezzi (non vogliamo biasimare le forze dell'ordine, anzi, conosciamo la scarsità di uomini e mezzi ed apprezziamo il loro eroico impegno). Mio fratello viene portato al pronto soccorso e ricoverato in ospedale.

 Il giorno seguente chiamiamo la Polstrada spiegando tutta la vicenda, nella speranza che si possa arrivare a fargli sospendere la patente. L'unica finalità è impedire a mio fratello di fare del male ad altri, oltre che a se stesso. Abbiamo infatti ancora in mente lo stato in cui ha ridotto le ultime due auto: un groviglio di lamiere. Pensiamo cosa sarebbe potuto accadere se disgraziatamente durante lo schianto qualcuno fosse stato sulla sua traiettoria. Ebbene l'agente ci spiega che non si può fare nulla. Se sul luogo dell'incidente non sono intervenute forze dell'ordine non si possono prendere provvedimenti.

Facciamo presente che non è la prima volta e che mio fratello viene ricoverato in ospedale, dove di certo hanno fatto analisi e accertamenti. L'agente continua spiegando che la legge sulla tutela dei dati personali è rigida e quando non sono coinvolti altri mezzi e non c'è reato, non si può fare nulla. E cita l'esempio di molte persone che chiamano preoccupate per i loro parenti anziani e in condizioni psicofisiche inadeguate ma che a tutti i costi vogliono mettersi al volante. Anche in questo caso non si può fare nulla se il conducente ha in mano un certificato della commissione medica che lo ha giudicato idoneo. Insomma se non c'è un reato accertato - spiega l'agente - non si può agire.

Dinnanzi a queste risposte restiamo allibiti e ci chiediamo come sia possibile, visto che quando una persona finisce al Pronto soccorso gli viene chiesto che cosa sia accaduto (i medici non sono sprovveduti e spesso smascherano situazioni di violenze o abusi). Ad esempio, in caso anche di un piccolo infortunio sul lavoro (anche di incidente stradale nel tragitto casa-lavoro, considerato come «durante l'orario lavorativo») vengono fatte le segnalazioni a Inail e Asl. Così anche per un sospetto di violenza perpetrata su una persona, in ambito familiare o al di fuori.

Allora perché d'ufficio quando una persona finisce al Pronto soccorso dove vengono fatti degli accertamenti non vengono presi i provvedimenti del caso? La guida in stato di ebbrezza e alterata non è un reato? Perché non scattano le procedure di segnalazione agli organismi competenti per cercare di recuperare il soggetto e fargli intraprendere un percorso istruttivo? Se tutto questo non avviene, capita quello che è successo a mio fratello, al quale vogliamo un mondo di bene: nessuna lezione, a parte la macchina sfasciata che fra poco si ricomprerà. E noi rimaniamo nella terribile angoscia che possa capitare un altro incidente, pregando il Signore che non venga coinvolto nessuno e che lui non si faccia male. Chiediamo alla autorità locali di aiutarci a fargli sospendere la patente, che per lui possa sfociare in un percorso serio di recupero alla consapevolezza della guida. Chiediamo a quanti dei nostri parlamentari e senatori si sono dichiarati sensibili al tema della sicurezza stradale, di fare la loro parte a livello legislativo.

Non possiamo sempre sperare che Dio ce la mandi buona. Guidare un veicolo (è anche il contenuto di uno spot ministeriale) è come avere un'arma in pugno che può uccidere, togliamola a chi non è in condizioni di usarla, almeno sino a quando questa persona non sarà stata educata per farlo e avrà dimostrato nel tempo (non sei mesi ma periodicamente con una revisione obbligatoria annuale della patente ed esami programmati) di aver capito la lezione. Eviteremo così, noi parenti di piangere per i nostri cari che si schiantano contro i muri e altri i parenti disperati che piangono vittime innocenti di questo perverso gioco delle regole che continua a lasciare un veicolo in mano a migliaia di persone, che non possono assolutamente condurre.

Egregio direttore, speriamo di avere, grazie anche alle pagine autorevoli del giornale che Lei dirige, delle risposte.
Grazie.
Lettera firmata

a.ceresoli

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