Bettoni chiama a raccolta
gli amici storici della Dc

Il Consigliere regionale Valerio Bettoni invita a una riflessione politica sul futuro del Paese perché «l'Italia è sull'orlo del baratro e urge una nuova stagione di responsabilità e coraggio». Bettoni chiama a raccolta gli amici storici della Democrazia Cristiana.

Bettoni chiama a raccolta gli amici storici della Dc

Il Consigliere regionale Valerio Bettoni invita a una riflessione politica sul futuro del Paese perché «l'Italia è sull'orlo del baratro e urge una nuova stagione di responsabilità e coraggio». Bettoni chiama a raccolta gli amici storici della Democrazia Cristiana.

«La grave crisi economico finanziaria che perdura e la manifesta incapacità del Governo ad affrontarla stanno portando l'Italia sull'orlo del baratro, venendo meno la fiducia nello Stato a gestire la tenuta della finanza pubblica».

«È sempre più evidente che è finito un ciclo politico ed economico: nella crisi irreversibile del berlusconismo e nell'isolamento della Lega, è il futuro della Nazione a essere in discussione con una grave sfiducia verso la politica e le istituzioni».

«Siamo stati sempre critici rispetto al bipolarismo all'italiana, che si è formato nell'essere pro o contro Berlusconi, perché confuso e inadeguato nel garantire un'alternanza di tipo europeo capace di affrontare i tanti problemi concreti del Paese».

«Constatiamo oggi che il sistema maggioritario e bipolare, che doveva garantire stabilità e governabilità, ha invece visto bruciarsi diversi leader e schieramenti in una alternanza di impotenze senza aver risolto nessun problema strutturale del Paese».

«Dopo quindici anni parliamo ancora di riforme costituzionali che non sono state fatte, di leggi elettorali da cambiare perché "porcate", del debito pubblico che è passato da 800 miliardi del 1991 agli attuali 2.000 miliardi, del controllo della spesa pubblica su cui l'Unione Europea ci ha di fatto commissariato, del rilancio delle grandi infrastrutture e di riforme per la crescita che sono quelle che già discutevamo vent'anni fa».

«Il Paese è invecchiato, è rimasto fermo, non cresce, e sono irrisolte il degrado della politica e la credibilità delle istituzioni in una forte compressione degli spazi democratici di partecipazione e di decisione. Il sistema bipolare di contrapposizione non tiene più, perché l'attuale centro destra rischia l'implosione e la frammentazione mentre il centro sinistra recupera compattezza solo nella speranza di una futura vittoria elettorale, senza però avere né leadership né progettualità realistica e duratura, in una riproposizione dell'alternativa di sinistra già fallita».

«Nelle confuse manovre del Governo Berlusconi, Bossi, Tremonti, sempre più centraliste e dirigiste, è saltato l'ultimo apporto propositivo della Lega nella difesa delle autonomie locali e delle attese del Nord produttivo in un federalismo parolaio che è fallito con più tasse e più vincoli per il Nord e le autonomie locali».

«Il fallimento della Lega sul federalismo e di Berlusconi sul liberalismo lasciano l'Italia senza la speranza di un cammino serio, laborioso e responsabile nell'integrazione europea che soffre anch'essa di tensioni ed egoismi. Si rischia uno stallo generale nella confusione e nell'incertezza dei prossimi mesi, mentre cresce la sfiducia e l'astensionismo e perdurano gli effetti di una crisi economica epocale».

«È di particolare gravità anche la situazione di blocco che si sta producendo in Regione Lombardia, particolarmente penalizzata dalla manovra Tremonti e per la irrisolta questione di una solida governabilità, con il Presidente Formigoni in lotta con il suo Governo e le pretese egemoniche ed integraliste della Lega, anch'essa in smarcamento rispetto ad una necessaria coesione che valorizzi e non uccida l'autonomia regionale».

«A Bergamo, nell'ultimo decennio, abbiamo operato, anche governando la Provincia in un alleanza locale senza la Lega, nella ricerca di un equilibrio più soddisfacente fra l'area riformatrice e moderata di ispirazione cristiana - in cui ancora ci identifichiamo e che una volta era la DC - e le nuove rappresentanze che, nella cosiddetta Seconda Repubblica, hanno trovato attorno alla leadership di Silvio Berlusconi una forza consistente di opinione e di consenso, oggi in forte declino».

«Il disagio dei democratici cristiani e dei moderati - che pure avevano visto giusto nell'analisi delle contraddizioni che oggi esplodono - è molto forte perché non riusciamo ancora a proporre un percorso percorribile di riaggregazione, per trovare il necessario nuovo equilibrio tra le forze moderate, capace di sostituire il ruolo del berlusconismo e tenere a bada le intemperanze della Lega, ritornata ad essere partito di lotta perché sempre più incapace di essere partito di governo».

«Avvertendo questa forte difficoltà vorremmo poter esser più incisivi, più decisivi, più capaci di avviare un nuovo progetto per proporre una nuova ragione di impegno ad un Paese in ginocchio. L'ipotesi di un Nuovo Polo aggregatore dei riformisti e dei moderati per dare consistenza ad una stagione di responsabilità ed emergenza nazionale è un analisi giusta, una suggestione interessante ma che fatica a concretizzarsi».

«Dovremmo essere capaci di andare oltre con più energia politica, più capacità organizzativa, più credibilità per essere forza di attrazione. Siamo sollecitati a favorire una nuova generazione di politici coerenti con l'ispirazione cristiana e capaci interlocutori di una nuova aggregazione culturale e sociale dei tanti movimenti ed esperienze che operano nel solco del magistero sociale».

«Che fare dunque? C'è chi prospetta una riorganizzazione della Democrazia Cristiana, chi pensa una strutturazione italiana del Partito Popolare Europeo - dove assieme operano Udc e Pdl con la Lega fuori -. Altri aspettano ulteriori fuoriuscite dai due Poli delle componenti cattolico democratiche o liberali in un nuovo "scomporre per ricomporre"».

«Altri ancora guardano nella direzione delle liste civiche che, in molte realtà locali lombarde, riescono ancora a dare visibilità a un modo di vedere la politica come impegno concreto a risolvere i problemi. Probabilmente la soluzione sta nell'assumere tutte queste iniziative, coagulando le energie disponibili, in una rete di collegamenti costanti».

«C'è bisogno di parlarci, di guardarci attorno per vedere chi è disponibile, di ricercare forme nuove di aggregazione e di progettualità politica, per prepararci ad una crisi del sistema che non tarderà a prodursi sugli effetti negativi della pesante crisi economica. Il dopo Berlusconi è già iniziato».

«Occorre riflettere su come organizzare attorno alla nostra visione storica un punto di riferimento, una nuova progettualità politica capace di attrarre consensi che oggi sono in libertà , incerti o nella dimensione dell'astensionismo».

«Vorrei provare a ricercare, a Bergamo e sul territorio, una possibilità di interlocuzione concreta per una nuova politica che sia "grembo di futuro" con i soggetti culturali e sociali di nuovo attivi sull'etica sociale e l'etica della vita. Vorrei aprire un dibattito, con l'ausilio della rete, per una reazione ragionata su questa esigenza di ricomporre le fila della storia e del futuro dei democratici cristiani in politica».

«Per questo, prima di invitare a Bergamo un po' di amici storici della DC e nuove generazioni di amministratori locali, provinciali e regionali, per analizzare la situazione ed assumere iniziative di aggregazione, vi chiedo di contribuire a questa ricerca inviandomi sul mio sito web opinioni e disponibilità. Nella consapevolezza che la situazione è difficile, incerta e confusa ma che non possiamo aspettare che altri trovino la soluzione o che siano gli avvenimenti a precipitare in una tragica impotenza».

Valerio Bettoni
Consigliere regionale Lombardia

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