Mercoledì 23 Novembre 2011

Yara, parla il generale Garofano
«Il Dna porterà alla soluzione»

La fiducia è un fiore delicato, che a Brembate Sopra è stato strappato il 26 novembre scorso con la scomparsa di Yara; lunedì sera però, durante la presentazione del suo ultimo libro «Uomini che uccidono le donne» a Curno, il generale Luciano Garofano ha sparso un po' di quel seme della fiducia che potrebbe ridare speranza alla famiglia Gambirasio.

Ora ci si aggrappa alla “prova del DNA” come ad un'ancora di salvezza, ma sarà risolutiva? «Dobbiamo essere fiduciosi - ha affermato il generale -; confido che attraverso il DNA si sia intrapresa una strada che può portare alla soluzione. La sequenza del DNA ritrovata sugli indumenti di Yara è completa e questo è importante».

Nel 2002, vicino a Dobbiaco, la squadra di Garofano risolse un giallo: una donna di 74 anni era stata violentata ed uccisa in casa, un delitto apparentemente senza motivo. Dell'assassino si aveva la sequenza genetica; ai 600 maschi del paese venne prelevato il DNA: uno era “familiarmente” compatibile. Era quello del padre dell'assassino.

Perché questo genere di indagine possa dare esito positivo anche nel caso di Yara, però, bisogna dare per scontato che il suo aggressore sia della zona; secondo la sua opinione, dunque, il colpevole è un abitante del paese o comunque delle vicinanze?

«È quello che ci auguriamo – ha proseguito il generale – perché ciò significherebbe arrivare al colpevole in tempi abbastanza brevi. Inoltre, il quadro investigativo porta a pensare che la persona che ha assalito la piccola Yara la conoscesse bene. La ragazza non è stata narcotizzata; non ha urlato;tutto lascia supporre che sia salita volontariamente sul mezzo del suo assassino. E' facile quindi pensare che Yara conoscesse la persona e ne avesse fiducia. Mai avrebbe accettato un passaggio da uno sconosciuto, di questo sono convinto».

e.roncalli

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