Martedì 29 Novembre 2011

Dicembre di agitazione alle Poste
In Bergamasca situazione critica

Riparte a dicembre lo stato di agitazione che coinvolge i lavoratori di Poste Italiane, indetto dalle Organizzazioni Sindacali Slp-Cisl, Uil Post, Confsal comunicazioni e Ugl a livello nazionale e che avrà forti ripercussioni sulla nostra provincia e su tutta la clientela Bergamasca.

«Le Organizzazioni sindacali - si legge in una nota - non avendo avuto alcuna risposta dalla dirigenza di Poste Italiane, sono state costrette a riaprire lo stato di agitazione, già proclamato nel mese di ottobre. CISL UIL e CONFSAL avevano aperto uno stato vertenziale per indurre Poste ad aprire un tavolo di confronto utile ad affrontare i problemi più rilevanti, che da tempo assillano i lavoratori di Poste, e di cui paga un prezzo salato, sopportando forti disagi, tutta la clientela di Poste e la collettività anche nella nostra provincia bergamasca».

«La cronica carenza di personale, che perdura da anni, e i processi di ristrutturazione di molti settori aziendali che hanno l'unico obiettivo di dare un forte taglio delle risorse (umane e di strumentazione) - si legge ancora - sono le cause principali del grande malessere che serpeggia fra i lavoratori di Poste e delle difficoltà che quotidianamente deve sopportare la collettività intera. Non possiamo non aggiungere a queste l'inadeguatezza gestionale della dirigenza, che di fronte alla stringente richiesta dai sindacati. di conoscere quali siano le prospettive di sviluppo per quest'azienda che ancora offre un servizio pubblico utile per tutta la società , ha saputo e continua solo a tacere».

«Sul territorio Bergamasco la situazione è critica. Dal prossimo anno si vedrà un ulteriore inasprimento della situazione con la fuoriuscita dall'azienda di altri circa 100 dipendenti, con le conseguenze facilmente immaginabili: code agli sportelli sempre più pesanti; uffici, specialmente nelle valli, che rischiano di chiudere; organici ridotto all'osso non più in grado di far fronte a qualunque imprevisto; chiusura di uffici con motivi non sempre comprensibili. E' sempre più grave lo stato della sicurezza degli ambienti di lavoro e dei mezzi, specialmente quelli in uso ai portalettere che rischiano sempre di più di subire infortuni anche gravi, senza dimenticare l'inevitabile aumento del rischio rapine per tutto il personale applicati negli uffici postali privi di strumenti di controllo o di dissuasione contro gli eventi criminosi».

«Siamo convinti che tutti i lavoratori, vista l'ampia partecipazione delle assemblee che si sono tenute all'inizio della vertenza sui posti di lavoro, si asterranno dal prolungare il proprio orario di lavoro qualunque sia la ragione: il blocco del sistema informatico che avrebbe dovuto accelerare le procedure agli sportelli eliminando o riducendo fortemente le continue code, le molteplici incombenze a cui si è chiamati, in continuo cambiamento o la partecipazione alla formazione necessaria per dare risposte competenti alla clientela e servizi adeguati o per garantire l'apertura di tutti gli uffici della provincia con un numero di risorse che giornalmente si va sempre più assottigliando».

«Siamo consapevoli dell'importanza del servizio che storicamente Poste Italiane ha sempre svolto per la collettività tanto da rappresentare soprattutto nei nostri paesi della provincia bergamasca quasi un presidio sul territorio dello stesso Stato, paragonabile alla parrocchia o al medico della mutua di una volta e siamo certi che tutta la collettività e le istituzioni si attiveranno con le Organizzazioni sindacale e i lavoratori per sostenere la presenza di Poste sul territorio. Ci scusiamo con i cittadini per il disagio che, eventualmente, dovranno subire ma non possiamo rimanere più inerti di fronte ad un'azienda che continua a ignorare i segnali di aiuto che da tempo CISL-UILPOSTE-CONFSAL e UGL mandano. “Oggi” uno stato di agitazione sperando che “domani” i servizi postali siano adeguati alle richieste e alle aspettative della clientela».

e.roncalli

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