Mercoledì 11 Gennaio 2012

Ambulanti contro Esselunga
Guerra per le aperture no-stop

Proprio non l'ha digerita quella pubblicità. È così che il portavoce degli ambulanti bergamaschi ha deciso di dare battaglia addirittura a Bernardo Caprotti, ovvero il patron di Esselunga.

A irritare così tanto Giulio Zambelli, rappresentante di circa 700 ambulanti bergamaschi iscritti ad Anva Confesercenti, la pubblicità apparsa anche sul nostro quotidiano (mercoledì 4 gennaio) in cui il fondatore della nota catena di supermercati e superstore (un impero da 140 punti vendita in tutto il Nord Italia nato alla fine degli anni Cinquanta), accoglieva con grande soddisfazione la notizia delle liberalizzazioni degli orari e dei giorni di apertura degli esercizi commerciali voluta dal decreto «Salva Italia» di Monti.

A irritare Zambelli non tanto la posizione - non condivisa - sulle liberalizzazioni quanto il riferimento da parte di Esselunga al fatto che per associazioni, commercianti, ambulanti eccetera - finito il «balletto settimanale» delle deroghe alle aperture - era tempo di trovarsi «un nuovo lavoro».

«Non sarà certamente la voce che si leva dalle corsie di un supermercato a convincerci a cambiar mestiere» dice un'inarrestabile Zambelli, anche in qualità di vicepresidente vicario di Confesercenti Bergamo. La frase incriminata di Esselunga è quella che chiude la pubblicità: «Certamente per molte migliaia di persone impiegate nelle "regioni" e nei "comuni" per gestire il balletto settimanale di cui sopra - si legge riferendosi alle deroghe alle aperture domenicali che variano da zona a zona -, assieme agli impiegati delle "associazioni", commercianti, ambulanti, eccetera, andrà trovata una nuova più produttiva occupazione».

 «In tempi di crisi, in cui la gente perde il lavoro ogni giorno, ci chiediamo il perché di un'uscita del genere, a sproposito e decisamente poco elegante spiega Zambelli, novello Davide contro il gigante della grande distribuzione . Augurare a degli onesti lavoratori di perdere il posto è assolutamente grave, scorretto e fuori luogo. Noi non siamo dei numeri ma delle persone, forse è bene ricordarlo a chi spesso lo dimentica».

«Rispondiamo a Esselunga - incalza - che noi crediamo fermamente nel nostro impegno quotidiano, fatto di passione e sacrificio, e non sarà certamente la voce proveniente dalle corsie di un supermercato a convincerci di cambiare mestiere. Stiano pure sereni e tranquilli, nonostante i tempi difficili sapremo andare avanti come sempre, garantendo alla nostra affezionata clientela un servizio fatto di qualità e attenzione che non sempre si trova altrove».

E in difesa dei piccoli negozi di vicinato entra in campo anche il presidente di Confesercenti Bergamo, Giorgio Ambrosioni: «La deregulation aggraverà la crisi del settore, accelerando la desertificazione del centro cittadino. Le decisioni su orari e aperture devono restare alle Regioni: si era raggiunto un faticoso equilibrio che ora verrà compromesso a vantaggio della grande distribuzione».

Per Confesercenti va salvaguardata la funzione economica e sociale dei piccoli negozi. Botteghe, mercati e bar dei centri città «non servono solo a far cassa. Per quello basta un centro commerciale - spiega Ambrosioni -. I negozi cittadini sono parti virtuali di un essere pulsante vivo: la città. Le botteghe cittadine sono una delle realtà più antiche del nostro Paese, attorno alle quali prosperava una vita sociale che tutto il mondo ci invidiava. Una liberalizzazione senza regole, con aperture 24 ore su 24, rischia di fare terra bruciata non solo di tanti negozi ma anche della qualità della vita di tutti noi».

Su questo fronte la Regione Lombardia ha convocato per oggi un tavolo tra le parti interessate dalle norme sulla liberalizzazione degli orari. A renderlo noto è l'assessore al Commercio, Stefano Maullu, che ha ribadito anche che il Pirellone non presenterà ricorso alla Corte Costituzionale contro la normativa. All'incontro parteciperanno Anci, sindacati e associazioni di categoria.

Elena Catalfamo

m.sanfilippo

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