Martedì 21 Febbraio 2012

Alloggio topaia, l'Aler all'attacco:
appartamento in buone condizioni

«Tutto marcio? Macché. Le affermazioni della signora Elena Noris sono false, l'alloggio di Longuelo del quale la sua famiglia è assegnataria le è stato consegnato a giugno in condizioni più che dignitose. A testimoniarlo abbiamo persino una relazione dell'Asl, che, poco dopo la sottoscrizione del contratto, attestava che l'appartamento era a norma e privo di problematiche igienico-sanitarie. Cosa sia successo da allora a oggi non lo sappiamo, visto che per tutti questi mesi la signora Noris non ci ha permesso di entrare nell'alloggio».

A rispondere alle dichiarazioni fatte a L'Eco di Bergamo è il direttore generale di Aler Bergamo, Bruno Marzia, che rispedisce al mittente le accuse. E rincara la dose: «La signora ha rifiutato il primo appartamento che le era stato assegnato perché ne voleva uno a Monterosso, dove non c'erano posti liberi – afferma – Poi, accettato quello di Longuelo, lo ha lasciato vuoto per 8 mesi. In barba a chi di una casa ha davvero bisogno».

È una storia che parte nel 2010, quella che coinvolge la famiglia di Elena Noris, il Comune di Bergamo e l'Aler. E comincia quando, appena sfrattata, la famiglia si rivolge ad Aler in cerca di una casa: «Ma noi non possiamo assegnare alloggi: questa è competenza del Comune – afferma Marzia –. È dunque impossibile che il Dirigente del servizio Gestionale, Claudia Conti, abbia promesso un qualsivoglia appartamento. Proprio per questo la signora Noris è stata indirizzata al Comune, dove avrebbe potuto presentare una domanda di alloggio in deroga».

Domanda che, secondo l'Aler, viene soddisfatta dalla commissione competente in tempi rapidi: «Già il 1° luglio 2010 il Comune assegna alla famiglia un appartamento alla Celadina».

Tutto risolto? «Non proprio – racconta Marzia – La famiglia della signora Noris rifiuta l'appartamento, pretendendo di sceglierlo da sé. Una cosa impossibile in base alle norme vigenti. Il fatto è che volevano un appartamento a Monterosso». Il tempo passa, e la signora Noris dice “niet” anche all'appartamento di Longuelo (quello in via Mattioli 10/d), assegnato in alternativa a quello della Celadina.

Ma ancora non ci siamo: «Questa volta, nonostante la signora Noris si fosse rivolta persino all'Assessore alla Casa, viene confermata dal Comune l'assegnazione dell'alloggio di Longuelo». Siamo al 28 marzo 2011. Ad aprile la prima convocazione per la sottoscrizione del contratto va a vuoto e, nonostante le sollecitazioni, solo il 6 giugno si arriva alla firma e alla consegna delle chiavi. Ma nemmeno a questo giro la situazione si sistema: «Partono allora le contestazioni sulle condizioni dell'alloggio – continua Marzia –. Tutto legittimo, se non fosse che ad attestare il buono stato di conservazione dell'alloggio è stata l'Asl di Bergamo, che il 14 luglio ci invia una relazione che testimonia l'assenza di tracce di umidità e tantomeno di problematiche igienico-sanitarie. E comunque tutto era a norma: l'impianto elettrico e quello gas metano, diversamente da quanto dichiarato dalla signora, sono stati certificati da ditte specializzate, e anche questo risulta dalla relazione dell'Asl. D'altra parte sono nuovi, rifatti poco prima della consegna dell'appartamento».

Nessun allarme topi (per i quali, come in molte zone della provincia, è in atto la derattizzazione, a riprova del fatto che il condominio non è in stato di abbandono) né sanitari (sostituiti da poco) in stato pietoso. Unica indicazione pervenuta dall'Asl, qualche piccola manutenzione: «Chiusa l'Odissea dell'assegnazione, è iniziata l'Iliade – afferma Marzia –. Una vera e propria guerra per poter entrare in casa al fine di sistemare una placchetta e imbiancare una parete su cui, subito dopo la recente verniciatura, era apparso un alone. Ma in ben 7 mesi la signora Noris, nonostante i ripetuti tentativi, non ha permesso agli operai incaricati da Aler di accedere all'appartamento. Chissà nel frattempo cosa è successo».

Il 16 gennaio scorso il Comune ha diffidato la famiglia, ingiungendo di occupare l'alloggio entro 30 giorni. Pena: la decadenza dell'assegnazione. «Il sospetto, più che fondato, è che la famiglia della signora Noris stia facendo di tutto per rifiutare l'appartamento di Longuelo, come qualsiasi alloggio che non sia nei pressi di Monterosso – dichiara Marzia –. Così, hanno lasciato vuoto un appartamento per 8 mesi. Un appartamento consegnato in buone condizioni, e non certo un alloggio “tutto marcio”. Che forse avrebbe fatto la felicità di un'altra famiglia in difficoltà».

a.ceresoli

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