Martedì 13 Marzo 2012

Tangente a politico bergamasco
Si parla di mazzetta da 50 mila €

È una mazzetta da 50 mila euro che sta tracciando il solco della nuova tangentopoli orobica. Pierluca Locatelli, l'imprenditore di Grumello del Monte finito in manette a novembre nell'ambito dell'inchiesta Brebemi, ha ammesso di averla pagata in passato a un politico bergamasco che ricopre un incarico in un'amministrazione locale. 

Lo ha confidato nel corso del famoso interrogatorio di mercoledì scorso negli uffici di piazza Dante, quello immediatamente secretato dagli inquirenti e tuttora protetto dal filo spinato del riserbo. Secondo indiscrezioni, sarebbe proprio attorno a questa tangente che sono scorse le tre ore e mezza di confronto fra l'impresario e i magistrati. Un presunto passaggio illecito di denaro a cui è appeso il nuovo filone d'inchiesta, l'affluente bergamasco della grossa indagine che bolle nella pentola della Procura di Milano. Sullo sfondo, ancora intrecci tra affari e Palazzo: ma questa volta si tratterebbe di un capitolo di stretta competenza dei nostri magistrati.

La nuova pista investigativa prenderebbe le mosse da un'intercettazione telefonica finita nelle carte del presunto traffico di rifiuti riversati sotto la Brebemi. Il cellulare dell'imprenditore di Grumello è sotto controllo (nel periodo primavera-estate del 2011) quando gli inquirenti captano una sua conversazione sospetta. Il patron del gruppo Locatelli – sempre stando alle indiscrezioni – rivela al suo interlocutore, un grosso impresario bergamasco, che ha dovuto versare denaro a una persona per un determinato affare (antecedente allo scandalo Brebemi e che pare non c'entri nulla con quest'inchiesta). Durante la conversazione telefonica Locatelli accenna al nome di battesimo del destinatario e alla somma: 50 mila euro.

Il carabiniere che è all'ascolto annota e trasmette ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Brescia, che stanno indagando sul tracciato della nuova autostrada. Ma il passaggio non finisce nell'ordinanza di custodia cautelare che il 30 novembre porterà in carcere, tra gli altri, l'imprenditore bergamasco e l'ex assessore regionale Franco Nicoli Cristiani. Gli inquirenti non vogliono scoprire le carte: dietro a quel nome potrebbe celarsi un politico. In quel momento non è ancora stato identificato da chi indaga, ma lui leggendo (magari sui giornali) nome e situazione potrebbe riconoscersi e agire di conseguenza: sarebbe da ingenui fornirgli questo vantaggio, ecco perché quel brano di intercettazione diventa un omissis.

L'inchiesta Brebemi intanto si biforca: il traffico illecito di rifiuti resta alla Dda di Brescia, il filone corruzione - dopo che Locatelli ha ammesso di aver pagato 100 mila euro a Nicoli Cristiani per accelerare l'apertura di una discarica di amianto nel Cremonese - finisce a Milano. Ed è a questo punto che il pm milanese Paolo Filippini e l'aggiunto Alfredo Robledo decidono di uscire allo scoperto. Hanno dei sospetti sul destinatario, che poi si riveleranno errati. È lo stesso Locatelli, che – assistito dagli avvocati Ennio Amodio e Roberto Bruni – fin da subito ha deciso di collaborare con i magistrati, a indirizzarli.

L'imprenditore fa nome e cognome del politico a cui, secondo il suo racconto, sarebbero stati versati i 50 mila euro. Gli inquirenti milanesi s'aspettavano forse una figura di grosso calibro, s'accorgono invece che è un amministratore locale bergamasco e che la faccenda è tutta orobica. Così, avvertono i colleghi di piazza Dante, ed è in questo modo che nasce il filone della nostra tangentopoli.

La prima mossa della Procura di Bergamo è quella di sentire l'impresario di Grumello. Che, nel corso del famoso interrogatorio, conferma circostanze e nomi. Quale affare avrebbero dovuto sbloccare (o hanno sbloccato) quei soldi, resta per ora un segreto custodito nei verbali. Così come è al momento impossibile sapere se nell'inchiesta siano finiti nuovi indagati. Gli investigatori bergamaschi dovranno senz'altro chiarire la posizione del politico citato da Locatelli, un amministratore locale che non risulta sia stato ancora sentito. E non è escluso che pure qualche imprenditore sia prima o poi convocato a rendere conto di ciò che l'impresario di Grumello ha raccontato a chi indaga.

Vittorio Attanà
Stefano Serpellini

m.sanfilippo

© riproduzione riservata