Domenica 25 Marzo 2012

Da «Striscia» all'Everest in bici
Il Cai: montagna presa in giro

In una società da «Show dei record», dominata dagli eccessi, dalla volontà di andare oltre i limiti umani e di stupire a tutti i costi, l'alpinismo sta perdendo la sua identità e quei sani principi umani a cui è legato da sempre. È stata sostanzialmente questa l'idea generale espressa durante l'assemblea generale del Cai Bergamo che si è tenuta sabato 24 marzo al Palamonti.

A margine della relazione morale 2011, proprio a testimonianza di questa situazione, il presidente Piermario Marcolin ha espresso il proprio disappunto circa l'impresa che Vittorio Brumotti, il celebre «bombazza» di Striscia la Notizia, tenterà a partire proprio da lunedì 26 marzo: il campione di Bike Trial scalerà l'Everest in bicicletta.

Il Cai ha sposato l'idea espressa dall'ultimo editoriale di Terzotempomagazine.it intitolato «La montagna presa in giro» (dove si legge: «Bizzarria? Stranezza? Sfida all'inverosimile? L'allegro scalatore? Ai lettori libertà di pensiero per commentare l'avventura»), per dare il proprio parere contrario.

«Di fronte a un'iniziativa del genere - ha osservato il presidente Marcolin - sorgono numerosi interrogativi. Come Cai non discutiamo assolutamente il gesto tecnico che è sicuramente di livello assoluto e richiede una preparazione e un talento unico, ma mettiamo in dubbio l'etica dell'iniziativa che va nettamente controcorrente rispetto a quello che dovrebbe rappresentare la montagna, ovvero una scuola di vita e non un palcoscenico per esibizioni soprattutto se si tratta del tetto del Mondo».

C'è un particolare, però, che rischia di non essere un dettaglio ma un elemento fondamentale: Brumotti sarà accompagnato da Simone Moro, alpinista bergamasco tra i più validi al mondo. E se dunque anche un mostro sacro dell'alpinismo decide di accompagnare questo show cosa significa?

«Bisogna prima di tutto capire cosa intende Moro per fare da accompagnatore e con che spirito intraprende questa avventura - risponde Marcolin -. È chiaro che il fatto che anche lui, che ha nel proprio Dna tutti i valori principali dell'alpinismo, si presti a partecipare a questa spedizione deve farci venire ulteriori incertezze: probabilmente dobbiamo capire che l'alpinismo è entrato in una nuova era, un'era moderna dove salire sull'Everest con la bicicletta è un evento che fa parte dell'alpinismo. Sinceramente però preferiamo pensare, almeno ancora per un po', che l'alpinismo sia quello che il Cai intende da quasi 140 anni».

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m.sanfilippo

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