Lunedì 09 Aprile 2012

«Riconosciamo i segni di Cristo»
Il vescovo al Nuovo Albergo Popolare

«Sono necessarie le persone che credono in Cristo Risorto e testimoniano nel mondo i segni del Vangelo». È stato l'invito del vescovo Francesco Beschi nella solenne Concelebrazione eucaristica del giorno di Pasqua in Cattedrale. «Cristo risorto — ha detto il vescovo — va annunciato e testimoniato, perché la parola, pur nobile e affascinante, ha bisogno della testimonianza. Questo non sostituisce Gesù di Nazareth: non è qualcosa del passato, noi discepoli lo crediamo attuale, Lui compie ancora i suoi segni, noi li raccogliamo e li testimoniamo. In un tempo in cui una sottile rassegnazione, che talvolta sconfina in una disperazione, riconosciamo i segni di Cristo risorto soprattutto nell'Eucaristia, memoria della sua passione e risurrezione. Ascoltiamo e riconosciamo i segni che hanno lasciato Lui e i discepoli che lo testimoniano. I segni non sono soltanto i credenti, ma anche tutti gli uomini in cui Gesù Cristo ci ha detto di vederlo, soprattutto i più poveri».

Il vescovo ha rivolgo gli auguri pasquali ai bergamaschi e a tutte le famiglie, «soprattutto quelle che vivono momenti di preoccupazione e sofferenza e più di tutte hanno bisogno di speranza».

Dopo la Messa solenne pasquale in Cattedrale, il vescovo ha portato i suoi auguri a 110 ospiti del Nuovo Albergo Popolare, riuniti per il pranzo di Pasqua. «Mi è particolarmente gradito essere in mezzo a voi in questo giorno di Pasqua. Oggi, tutti vivono difficoltà anche di non poco conto. Per i cristiani, Cristo risorto è il principio di tutto. Porto i miei auguri pasquali a tutti voi. Auguri anche a chi non è credente, oppure è di altre fedi, a cui auguro che possano incontrare dei veri testimoni di Cristo risorto». Parlando a braccio in uno dei luoghi che riassumono povertà e solidarietà, il vescovo ha sottolineato che anche il Nuovo Albergo Popolare «è un segno di speranza. Io ci vengo volentieri perché desidero dare un segno che la fede è vera quando è sostenuta da una dedizione quotidiana, come avviene in questo luogo, dove si esprime una vera vicinanza ai più deboli e dimenticati della società».

fa.tinaglia

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