Giovedì 03 Maggio 2012

Nakky, camera ardente in oratorio
Su Facebook: il locale non c'entra

«Non è colpa della discoteca». È il messaggio più insistente che è ribalzato sulla rete, in Facebook in particolare, dopo la morte di Nakky, il 19enne di Dalmine stroncato - lo ha stabilito l'autopsia - da un cocktail di droghe mentre era al Bolgia di Osio Sopra.

«Non è la prima volta che un ragazzo muoia per droga», commenta una ragazza. «Ormai è all'ordine del giorno sentire queste storie e sicuramente il Bolgia non ne ha colpa, tanto meno i buttafuori e i gestori».

«Ha fatto una sua scelta e ha accettato i rischi! -  rincara la dose un ragazzo - quello che conta è che non ne paghi le conseguenze il locale». In un altro messaggio si fa notare che «migliaia di persone muoiono ogni giorno sulle strade ed autostrade, ma queste non vengono chiuse».

Quattro anni fa morì Kristel
Resta però la morte di un ragazzo di 19 anni, che non può non suscitare clamore e indignazione, qualunque ne sia la causa. La morte di Nakky Di Stefani ricorda un'altra tragedia che, nello stesso modo ha colpito la Bergamasca: quella del 15 aprile 2008, quando perse la vita Kristel Marcarini, per una pastiglia di ecstasy.

«Non è colpa dei nostri ragazzi - commenta oggi la mamma di Kristel -, non crocifiggiamoli per carità. Sono, erano, ragazzi. Chi non ha fatto una stupidata a quell'età? Chi non ha magari esagerato con un bicchiere di troppo? Certo che non si deve fare. E quante volte l'ho detto alla mia Krystel di stare attenta. Ma come sono i ragazzi? Sono tutti uguali».

«E sbaglio - aggiunge Maria Quistini - a dire che la sfida, il rischio sono, purtroppo o per fortuna, normali a quell'età? Certo, c'è rischio e rischio ma, guardi, tra gli amici di mia figlia ce ne sono che dopo quel che è successo hanno capito che proprio non val la pena solo per fare come fanno tanti, ma altri mi dicono che loro le anfetamine le prendono e non gli è mai successo niente. Cosa vuoi fare? Spaccargli la testa? O andare a cercare chi quella roba la vende, che spesso ha complici in alto?».

Mamma e papà chiusi nel dolore
Il papà, Claudio Di Stefani, e la mamma, Adele Rossi, vivono il loro dolore in silenzio, nella casa di Mariano. Anche a loro va il costante sostegno e la preghiera del parroco di Mariano di dalmine, don Adriano Bravi «Il mio pensiero, al di là delle notizie di cronaca e di tutto il rumore che si sta creando intorno a questa vicenda, va prima di tutto al giovane Nakky, alla sua famiglia e a tutte le persone che gli volevano bene. Soprattutto in questi momenti bisognerebbe avere molto rispetto della situazione. Faccio un appello affinché si parli di questa tragedia con rispetto e delicatezza».

Camera ardente nella chiesa dell'oratorio
Giovedì alle 16 verrà aperta la camera ardente nella chiesa dell'oratorio, dove alle 18 e alle 21,30 si svolge la veglia di preghiera. Venerdì alle 15 i funerali al nuovo Santuario della Beata Vergine Addolorata.

Tre pagine su L'Eco di Bergamo del 3 maggio

r.clemente

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