«Riaprite il Bolgia»
On line una petizione

«No alla chiusura del Bolgia». Alla pagina web www.firmiamo.it/noallachiusuradelbolgia al via una petizione per riaprire la discoteca chiusa per 30 giorni dopo le ultime vicende.

«No alla chiusura del Bolgia». Alla pagina web www.firmiamo.it/noallachiusuradelbolgia al via una petizione per riaprire la discoteca chiusa per 30 giorni dopo le ultime vicende: due aggressioni fuori dal locale e un blitz con sequestro di droga all'interno. La chiusura infatti non è una conseguenza della morte di Nakky Di Stefani, morto a 19 anni dopo essersi sentito male all'interno della discoteca nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio.

Secondo i promotori della petizione «i gestori, i dipendenti e i frequentatori del Bolgia hanno il diritto di poter lavorare e frequentare il locale, che in questi anni si è sempre contraddistinto per la forte attenzione dedicata alla prevenzione dei problemi legati al mondo giovanile, come il consumo di stupefacenti e la guida in stato d'ebbrezza» si legge nel testo pubblicato on line.

«Anche nella serata del 30 aprile, il personale del locale ha svolto con la massima sollecitudine le azioni volte a soccorrere il Nakky, il ragazzo deceduto in seguito ad un malore che, è bene ricordarlo, è stato dovuto alla concomitanza di due concause: una sua supposta predisposizione congenita e l'uso di sostanze stupefacenti dal lui stesso introdotte nel locale; due concause evidentemente avulse dalle responsabilità della discoteca - continua la petizione -. La chiusura manifesta la volontà forzata e insensata di identificare a tutti i costi un colpevole in questa triste vicenda, nonostante sia evidente come l'avvenimento sia ricollegabile esclusivamente ad una scelta consapevole e incoercibile del ragazzo. Il provvedimento si scontra, inoltre, con l''atteggiamento da sempre collaborativo che il locale ha dimostrato alle Forze dell'Ordine, da sempre sostenute nel loro lavoro di controllo e prevenzione all'interno della discoteca. Per questi motivi, con questa petizione segnaliamo il nostro disaccordo con il provvedimento agli organi competenti».

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