Giovedì 03 Maggio 2012

L'assalto all'Agenzia delle Entrate
Il sequestratore s'è arreso alle 21

Pomeriggio di terrore a Romano di Lombardia. Alle 14 di giovedì 3 maggio Luigi Martinelli, 54enne ex imprenditore di Calcio ma residente a Covo, è entrato negli uffici dell'Agenzia delle Entrate di via San Giuseppe armato di un fucile a pompa e due pistole. L'uomo, incensurato, si è barricato all'interno dell'ufficio prendendo in ostaggio 15 persone tra cui due dipendenti dell'Agenzia, oltre ai clienti presenti. 

14 OSTAGGI RILASCIATI DOPO 2 ORE E MEZZO
L'uomo avrebbe anche sparato un colpo, senza però ferire nessuno. Sul posto sono arrivati subito i primi rinforzi e solo intorno alle 16.30 il sequestratore ha rilasciato 14 delle 15 persone bloccate con lui: secondo il racconto di chi è uscito, avrebbe lasciato andare tutti i clienti dopo aver chiesto chi fosse lì per pagare le tasse. Solo uno dei due dipendenti è rimasto in ostaggio, Carmine Mormandi, da anni impiegato in quell'ufficio. Residente a Covo, ha 56 anni e poco dopo il sequestro ha mandato un primo messaggio alla sua compagna con il quale l'ha rassicurata delle sue condizioni di salute. «Sto bene» il testo dell'sms. Poche ora dopo un altro messaggio sempre stringato: «Sta finendo lui mi controlla» aveva scritto Mormandi.

IL RACCONTO DI UN OSTAGGIO: VOLEVA PARLARE CON MONTI
Sono 17 le persone che si trovavano all'interno degli uffici dell'Agenzia delle Entrate quando Luigi Martinelli è entrato armato nell'Agenzia. Subito due ragazzi sono riusciti a scappare. Molte spaventati i 14 ostaggi, alcuni di loro hanno raccontato i momenti di tensione vissuti all'interno dell'ufficio posto sotto sequestro. «Ci ha fatto tutti sedere - ha detto una donna -. A quel punto è partito un colpo». Uno sparo che sarebbe esploso dopo che proprio Mormandi gli avrebbe detto: «E se non mi siedo che fai, mi spari?». Secondo la testimonianza della donna, Martinelli avrebbe detto che non era in grado di pagare alcune cartelle esattoriali: «Continuava a urlare: "Voglio solo parlare con Monti, non ce l'ho con voi"».

FORZE DELL'ORDINE IN AZIONE, TANTA APPRENSIONE
Le ore sono state vissute con apprensione. L'uomo, all'interno dagli uffici, più volte ha minacciato di uccidersi se non avesse potuto parlare con la stampa, probabilmente per raccontare i motivi del suo gesto. Carabinieri, polizia, finanza e corpi speciali hanno delimitato la zona e istituito un cordone di sicurezza. A Romano anche alcune ambulanze e i mezzi dei vigili del fuoco, tutti pronti a intervenire in caso di bisogno. La zona è stata completamente transennata e interdetta al passaggio: non si poteva entrare né uscire, a piedi come con l'auto. Molta gente, soprattutto i residenti della zona, si è riversata in strada per cercare di capire quello che stava accadendo. Numerosi i curiosi nella zona così come le persone affacciate alle finestre che danno sugli uffici posti sotto sequestro.

ALLE 17 ENTRA UN MEDIATORE
Dopo il rilascio dei primi ostaggio, una seconda fase saliente di questo pomeriggio di paura è stato poco dopo le 17 quando, a fare da mediatore, è entrato negli uffici il vice brigadiere Roberto Lorini del comando di Romano di Lombardia. Il militare ha lavorato all'interno dell'agenzia per convincere Martinelli a liberare l'ultimo ostaggio e a consegnarsi alle forze dell'ordine. Impresa che succederà dopo 4 ore di mediazione.

IL SINDACO DI ROMANO: GLI OSTAGGI STANNO BENE
Intanto in azione anche gli esperti in trattative da Milano e il Gruppo di Intervento Speciale (G.I.S.) di Livorno mentre fuori dagli uffici, tra le tante persone in attesa di aggiornamenti, anche il sindaco di Romano di Lombardia Michele Lamera che si era reso disponibile a parlare con il sequestratore: «La situazione è sotto controllo - ha detto intorno alle 17 -, al lavoro ci sono dei professionisti che stanno cercando di risolvere questa situazione». Poi ha dato informazioni sugli ostaggi liberati: «Tutte le persone liberate stanno bene e sono state portate in caserma per la loro deposizione. Hanno descritto il sequestratore come un po' agitato ma all'inizio non ha minacciato il suicidio, cosa che ha fatto in un secondo momento».

DI PIETRO SI OFFRE MEDIATORE
Sul posto anche Gabriele Sola: il consigliere regionale dell'Idv aveva dato la disponibilità di Antonio Di Pietro a parlare con il sequestratore: «Sono qui per passarglielo al telefono se sarà necessario - aveva detto Sola -. Di Pietro è disposto a parlargli come rappresentante politico e per aiutare nella mediazione. Questo drammatico episodio dimostra come la disperazione, dovuta alla solitudine percepita da troppi cittadini, possa portare a gesti estremi ed ingiustificabili. Se da un lato va condannata ogni azione che possa mettere a repentaglio l'incolumità propria ed altrui, dall'altro la politica è chiamata a reagire con senso di responsabilità e con umana comprensione».

ALLE 21 LIBERATO L'OSTAGGIO. SUBITO DOPO ESCE IL SEQUESTRATORE
La svolta alle 21 quando è stato liberato l'ostaggio. Carmine Mormandi, in buone condizioni di salute anche se visibilmente choccato, è stato subito trasferito con un'auto dei carabinieri al pronto soccorso. Pochi minuti dopo, alle 21.10 e dopo 7 ore dall'inizio di questo pomeriggio di paura, è uscito dagli uffici con il carabiniere che ha fatto da mediatore anche il sequestratore. Subito è stato trasferito in caserma dove è stato subito interrogato. «L'uomo era visibilmente agitato. Ha fatto tutto questo per rendere pubblica la sua situazione ed ha parlato genericamente di debiti» ha spiegato il colonnello Giacinto Prencipe, vice comandante provinciale dei carabinieri.

MARTINELLI AL MEDIATORE: SEI STATO UN GRANDE
Il sequestratore è uscito dopo che per una decina di minuti gli uomini del Gis si erano appostati davanti all'entrata degli uffici. L'uomo è sceso dalle scale ammanettato dal vice brigadiere Roberto Lorini di Romano di Lombardia che prima di portarlo fuori dall'agenzia lo ha disarmato. «Grazie - ha detto Martinelli a Lorini -, sei stato un grande».
«Si è arreso e ha liberato l'ostaggio - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo Roberto Tortorella -. Nessuno si è fatto male e l'uomo non aveva alcuna intenzione di fare male».

fa.tinaglia

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