Venerdì 08 Giugno 2012

Case, effetto Imu: «Chi vende
ora è più propenso a trattare»

L'Imu sembra aver avuto un «effetto benefico»: quello di riportare i venditori sui parametri di mercato correnti, abbandonando l'utopia di una magica macchina del tempo che riporti la loro casa in vendita al picco di mercato del 2007. Oggi si viaggia in media a -30% rispetto a qull'irripetibile vetta dei prezzi

«Siamo stati tra i primi - scrive Giuliano Olivati, presidente della federazione degli agenti immobiliari di Bergamo - a denunciare il terrorismo mediatico sull'Imu, che ha paralizzato il mercato immobiliare nei mesi di marzo, aprile e maggio, mettendo in ginocchio un settore già in crisi sistemica di suo. Per aver osato dire che l'Imu prima casa non era (mediamente) più pesante dell'Ici prima casa che si pagava sino a che non venne abrogata da Berlusconi nel 2008, ci siamo sorbiti contumelie da parte di qualche benpensante. Ebbene, ora che la gente finalmente si è fatta i conti su quanto deve pagare di Imu, solo ora il mercato ha la speranza (non la certezza) di potersi riprendere. Chi acquista la casa di abitazione e dimora abituale pagherà Imu ad aliquota 4 per mille nella stragrande maggioranza dei Comuni, potendo beneficiare delle detrazioni di legge. Fine del tunnel dell'orrore, ora si può ricominciare a ragionare».

«Ma veniamo invece ai proprietari-venditori: se vendono una seconda casa, o un immobile  non residenziale, ora sanno che l'Imu "non prima casa" comporta un aumento medio da 2 a 3 volte la vecchia Ici. Vero è che in questo caso la nuova imposta ingloba anche l'Irpef fabbricati e le relative addizionali comunali e regionali, ma si tratta pur sempre di una stangata. Questi proprietari, a causa dell'Imu, hanno la percezione di quanto costi tenere una casa sfitta: oltre all'Imu si paga la Tarsu, eventuali simpatici balzelli come gli onnipresenti consorzi di bonifica, le bollette delle utenze se non si vuole desertificare l'immobile, le spese condominiali con il riscaldamento se centralizzato...senza contare il deperimento dell'immobile non abitato, il lucro cessante sul capitale immobilizzato, le prospettive negative di tutti i centri studi immobiliari (o almeno di quelli seri e affidabili) che dovrebbero spingere ad affrettarsi e non a temporeggiare, pregiudicando l'operazione di vendita con richieste fuori dalla realtà».

«Sarà un caso - scrive Olivati - che qualche agente immobiliare cominci a rilevare, proprio in concomitanza con la prima rata Imu, una maggior disponibilità alla trattativa da parte dei proprietari-venditori? Di certo a nessuno piace pagare le tasse e soprattutto quelle sulla casa, ma forse l'Imu almeno un effetto benefico potrebbe dispiegarlo: riportare i venditori sui parametri di mercato correnti, abbandonando l'utopia di una magica macchina del tempo che riporti la loro casa in vendita al picco di mercato del 2007. Oggi si viaggia in media a -30% rispetto a qull'irripetibile vetta dei prezzi, e il proprietario è a un bivio: o riprezza l'immobile secondo valori più realistici che ne consentano la vendita, o lo dà in affitto. Tenerlo sfitto nell'illusione che sia in vendita, quando è semplicemente fuori mercato, è un lusso che sempre meno proprietari potranno permettersi».

r.clemente

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