Mercoledì 01 Agosto 2012

I dipendenti del ministero:
a Bergamo precari da 10 anni

Nel 2013 saranno dieci anni che Andrea C. lavorerà per lo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura di Bergamo come dipendente del Ministero dell'Interno. Ancora un posto fisso non ce l'ha. Dal 2003 al 2007 ha lavorato come interinale, dal 2008 al 2009 con un primo contratto biennale a tempo determinato (dopo aver vinto un concorso per titoli ed esami).

Nel 2010 ha avuto un rinnovo di un anno, nel 2011 un altro contratto di 12 mesi, nel 2012 due contratti semestrali. Stesso percorso, ma a partire dal 2005, l'ha avuto il suo collega, Martino A., e come lui circa 650 lavoratori in tutt'Italia negli uffici immigrazione di Prefetture e Questure. A Bergamo, denuncia la Cgil, i precari del Ministero dell'Interno sono 19.

Da poche settimane, cioè dal 1° di luglio, a tutti è stato rinnovato il contratto per altri sei mesi. Scadrà a fine anno. Poi ricominceranno i timori e le ansie di restare senza occupazione: “Di solito ci viene comunicata la proroga due o tre giorni prima della scadenza, l'ultima volta è andata meglio, con una settimana di anticipo” dicono Andrea e Martino.

Allo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura, insieme a altri 4 collegi a tempo determinato e 3 fissi a tempo indeterminato Andrea e Martino svolgono varie mansioni: inquadrati al quarto livello, arrivano anche a svolgere compiti che sarebbero riservati al settimo livello, come sottoscrivere per conto del Prefetto i contratti di integrazione, occuparsi dello sportello, ricevere agenti di polizia, avvocati, identificare i cittadini stranieri.

“Nel 2005, quando abbiamo cominciato a lavorare, ci occupavamo di ricongiungimenti familiari, flussi annuali (alcuni più consistenti, altri meno), di sanatorie e dei casi legati all'articolo 27, cioè ai permessi speciali di lavoro, pochi per numero ma dall'impatto enorme visto che riguardano lavoratori altamente specializzati e qualificati, richiesti dal mondo imprenditoriale e industriale bergamasco, parlo di ingegneri, dirigenti, traduttori richiesti da grandi aziende - racconta Andrea C. -. Oggi una serie di altre funzioni si sono aggiunte: l'Accordo di integrazione che ha introdotto il permesso di soggiorno a punti dal marzo scorso ha aumentato ancora di più il lavoro, mentre il personale cala: un collega lo scorso anno è andato in pensione ed un altro ci andrà l'anno prossimo. E, oltre a tutto il lavoro di routine, alle porte c'è una nuova sanatoria”.

Oggi questi lavoratori precari, oltre alle mansioni di partenza, si devono anche occupare di informare l'utenza in merito alla nuova normativa, fanno sottoscrivere l'Accordo di integrazione ai cittadini stranieri, spiegano loro il suo funzionamento, fissano appuntamenti con diverse strutture (patronati, Confindustria, scuole…) per i corsi di 5 ore che la legge prevede.

“In futuro - continua Andrea - noi dovremo anche tenere traccia dei punti dei permessi. Un'altra novità che ci impegna riguarda la modifica al regolamento per le Carte di soggiorno: l'ottenimento dei documenti è subordinato al superamento di un test di conoscenza della lingua italiana. Noi smistiamo i cittadini stranieri nelle scuole del territorio e diamo comunicazione alla Questura nei casi di superamento dei test”.

Di che volumi di utenza si parla allo Sportello Unico Immigrazione?
Si tenga conto che le domande di ricongiungimento famigliare sono state:
1960 nel 2009; 1670 nel 2010; 1812 nel 2011; 1460 nel 2012 (dato di fine luglio, ma la proiezione a fine anno prevede 2400 pratiche circa).
Sono stati, invece, 652 gli Accordi di integrazione siglati dal 10 marzo 2012, mentre le procedure per l'articolo 27 dal 2008 sono state 272.

I permessi di soggiorno per primo ingresso per ricongiungimento familiare sono stati:
1871 fino a luglio (proiezione a fine anno 3200 circa) nel 2012
2913 nel 2011
2434 nel 2009

“Il punto è che dal 2003 a oggi il Ministero ha usato (e continua ad usare) la forza lavoro precaria per mansioni che sono del tutto strutturali - commenta Andrea Selogni della FP-CGIL di Bergamo -. A giugno abbiamo svolto un'assemblea coi lavoratori: da lì è emerso che, pur tranquillizzati all'indomani del rinnovo, resta sempre una situazione davvero precaria. A dicembre saremo punto e a capo. Malgrado più volte il Ministero dell'Interno abbia sottolineato l'importanza vitale di questi lavoratori all'interno degli Uffici Stranieri di tutto il Paese, manca la volontà di stabilizzarli e questo è davvero inammissibile. Ritengo necessario, già a partire dal prossimo mese di settembre, organizzare azioni concrete per la positiva soluzione della vicenda. Iniziative che mi auguro saranno decise e realizzate in modo unitario ed almeno a livello regionale visto che in Lombardia sono coinvolti circa 200 precari. Oltre alle preoccupazioni per i lavoratori si aggiungono anche quelle per servizi fondamentali che senza di loro verrebbero meno. Parlo delle regolarizzazione dei cittadini immigrati e delle loro famiglie”.

“Quello che c'è anche da sottolineare è che se noi fossimo dipendenti di un'azienda privata avremmo già potuto rivolgerci al Tribunale per rinnovi e proroghe fuori legge - aggiungono i lavoratori -. Invece non lo possiamo fare, visto che il Ministero dell'Interno gode di una deroga. La legge vale per tutti ma non per noi 650 precari. Ben venga l'applicazione delle norme del privato nel settore pubblico”.

“Le conseguenze di questa situazione di precarietà continua sono negative sia per gli immigrati che per i datori di lavoro - dice Orazio Amboni della Cgil, Dipartimento Immigrazione -. Comportano tempi di attesa più lunghi, perdite di tempo, code, specialmente in prossimità della scadenza del rapporto di lavoro e nell'incertezza del rinnovo. In una provincia in cui la presenza dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie è ormai stabile, oltre che necessaria, le strutture che sovrintendono alle pratiche per il loro ingresso e la loro regolarità devono essere, nell'interesse generale, altrettanto stabili”.

Intanto, giovedì 26 luglio, a Roma si è tenuto un incontro convocato dal Ministro Cancellieri per informare proprio sullo sviluppo del percorso parlamentare del Dl 95 e degli emendamenti che riguardano la struttura e i lavoratori del Ministero. In quella sede il Ministro ha definito l'attuale situazione “tragica e simile ad un periodo di guerra”.

La FP-CGIL regionale ha commentato che “la grave situazione descritta e, nello specifico, l'assenza di affermazioni su questo tema, destano forti preoccupazioni”. Già nel 2010 il sindacato si era mobilitato su questa vicenda  con volantinaggi, presidi ed anche con appelli alle istituzioni locali.

r.clemente

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