Sabato 11 Agosto 2012

Nuovo ospedale, i creditori:
blocchiamo i soldi alla fonte

Pignoramento presso terzi: è questa la procedura che stanno subendo gli Ospedali Riuniti di Bergamo da parte dei creditori che hanno fornito impianti o attrezzature. L'obiettivo di chi vanta crediti è quello di bloccare alla fonte i soldi.

Da un incontro fra il dg dei Riuniti, Nicora, e Carlo Saffioti, vicepresidente della Regione Lombardia era uscito l'annuncio (nell'allegato) che «l'azienda ospedaliera non può essere oggetto di pignoramenti».

A seguito di questa dichiarazione è intervenuto per esempio l'avvocato Gabriele Forcella, che assiste la Novodoor, società che ha lavorato in subappalto alla corsortile Bergamos per la realizzazione e l'installazione di porte antincendio.

In particolare, l'impresa doveva ricevere circa 660 mila euro dalla Bergamos, ma non ha visto un soldo. Scaduti i 10 giorni di tempo che Bergamos aveva per saldare il debito, Novodoor ha presentato un atto di pignoramento presso terzi nei confronti degli Ospedali Riuniti.

«Una procedura – sottolinea l'avvocato Forcella – che è prevista dalla legge. Bergamos è il debitore principale, mentre i Riuniti sono soggetto terzo: con il pignoramento presso terzi andiamo a fermare alla fonte i soldi. Visto che la Bergamos vanta dei crediti dai Riuniti, noi andiamo a congelare tra questi crediti una somma pari a quella che spetta alla Novodoor».

Ai circa 660 mila euro va aggiunta, per legge, una somma equivalente alla metà dei crediti: l'atto di pignoramento, dunque, riguarda circa un milione di euro. «I bergamaschi – conclude l'avvocato Forcella – quando il nuovo ospedale sarà completato ne saranno certamente orgogliosi, ma essendo per tradizione dei grandi lavoratori non accetteranno che tra le aziende e gli operai che hanno contribuito alla sua realizzazione ci sia chi non è stato pagato».

« intervenuta anche l'associazione Liberi imprenditori associati (Lia) che ha costituito il Comitato creditori: «Non mettiamo in dubbio che aprire l'ospedale sia una priorità come ha evidenziato Saffioti – spiega Marco Amigoni, presidente della Lia – ma questa non è l'unica: ricordiamo che ci sono oltre 150 imprese che, a vario titolo, hanno crediti con il sistema ospedale. Queste aziende hanno dato un contributo enorme alla realizzazione di questa grande opera e ora rischiano di fallire perché non sono state pagate».

Leggi tutto anche su L'Eco di Bergamo dell'11 agosto

r.clemente

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