L'Iva non dovuta, una beffa
Nessuno la vuole restituire

Il rischio è che tutto si traduca per gli utenti nell'ennesima presa per i fondelli. Stiamo parlando dell'intricata e decisamente indigesta, vicenda riguardante l'Iva applicata indebitamente dal 2000 al 2009 sulla tariffa d'igiene ambientale (Tia).

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Il rimborso dell'Iva applicata indebitamente dal 2000 al 2009 sulla tariffa d'igiene ambientale (Tia) è dovuto – sull'argomento si sono pronunciate sia la Corte Costituzionale che la Cassazione – ma ottenerlo non è così facile. La Consulta nel 2009 ha stabilito come la Tia non sia una tariffa ma una tassa, e dunque non può vedersi applicare un'ulteriore tassa (l'Iva in questione).

Nel marzo scorso la Cassazione conferma. Le cifre ingiustamente trattenute sono considerevoli: in totale, lo Stato dovrebbe restituire a oltre 7 milioni di famiglie italiane la bellezza di 1,3 miliardi di euro e nella Bergamasca sono circa 128 mila le famiglie interessate, cui spetterebbero complessivamente 22 milioni di euro. Mediamente a ogni famiglia di Bergamo, e dei Comuni orobici coinvolti, vanno restituiti circa 182 euro.

Per chiedere il rimborso si potrebbe fare ricorso anche individualmente al giudice di pace (con incognite e costi), ma le associazioni di consumatori consigliano di aspettare: serve una legge che permetta la restituzione da parte dello Stato, magari attraverso la dichiarazione dei redditi.

Si può chiedere il rimborso: tutto su L'Eco di Bergamo del 5 ottobre

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