Venerdì 26 Ottobre 2012

Iva sui rifiuti, a Palafrizzoni
l'ultimatum di Altroconsumo

Dieci giorni. È il tempo dato da Altroconsumo al Comune di Bergamo per attivare una procedura che rimborsi l'Iva indebitamente applicata sulla Tia, la Tariffa di igiene ambientale, meglio nota come tassa sui rifiuti. Se così non fosse, Altroconsumo si rivolgerà alle competenti autorità giudiziarie per tutelare gli interessi dei consumatori.

L'«ultimatum», recapitato sotto forma di raccomandata firmata dal presidente dell'associazione di consumatori, Paolo Martinello, intima a Palafrizzoni da un lato di sospendere la riscossione dell'imposta, e dall'altro di rimborsare al più presto ai cittadini quanto indebitamente riscosso negli ultimi dieci anni.

Bergamo, spiegano da Altroconsumo, è uno degli 11 Comuni (di un certo peso) che si occupano direttamente della riscossione. E sono stati considerati tutti i dieci anni di applicazione della Tia (con relativa Iva), perché aprire due fronti (uno con il Comune, l'altro con Aprica, società del gruppo A2A che sino al 2009 si occupava anche della riscossione), sarebbe stato troppo complicato.

«Per tale motivo – – spiega Marco Pierani, responsabile Relazioni istituzionali di Altroconsumo – abbiamo chiamato in causa chi attualmente si sta occupando direttamente della riscossione. In Lombardia, oltre a Bergamo, c'è solo Brescia. Altre 56 diffide sono state invece indirizzate ad altrettante municipalizzate, tra le quali 11 in Lombardia».

Ricordiamo che l'applicazione dell'Iva sulla Tariffa d'igiene ambientale è stata dichiarata illegittima da ben due sentenze, pronunciate dalla Corte Costituzionale (luglio 2009), e dalla Cassazione (lo scorso marzo). Lo Stato, ultimo percettore dell'Iva, e come tale chiamato al rimborso finale, deve alle circa 128 mila famiglie bergamasche interessate ben 22 milioni di euro.

Di questi, 10,5 spettano ai 65 mila utenti di Bergamo città (distribuiti, secondo quando riferitoci da A2A tra circa 55 mila famiglie e 10 mila società), e 11,5 agli abitanti dei 46 Comuni che insieme al capoluogo hanno scelto la Tia in sostituzione della vecchia Tarsu (Tassa rifiuti solidi urbani).

«Credo che Altrocomsumo abbia sbagliato indirizzo - dice Enrico Facoetti, assessore al Bilancio e Tributi di Palafrizzoni -, perché chi applicava l'Iva agli utenti era Aprica. Nessuna delle società che si sono occupate e che si occupano del servizio compresa quindi Aprica, si è mai trattenuta un euro dell'Iva applicata, finita tutta nelle casse dello Stato. E noi, da quando nel 2010, proprio in base alle sentenze, ci occupiamo direttamente della riscossione, non applichiamo l'Iva».

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m.sanfilippo

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