Gori-Misiani a Bergamo Tv
«Primarie, diversi ma uniti»

I toni sono vivaci sia in onda sia, soprattutto, nei fuori onda. E ad agitare le acque, neanche a farlo apposta, è il tema delle regole. Ma per il resto - come in una fotocopia del match dei big su Rai1 - vince il fairplay ed è un sostanziale pareggio.

I toni sono vivaci sia in onda sia, soprattutto, nei fuori onda. E ad agitare le acque, neanche a farlo apposta, è il tema delle regole. Ma per il resto - come in una fotocopia del match dei big su Rai1 - vince il fairplay ed è un sostanziale pareggio. Anzi, il bersaniano Antonio Misiani e il renziano Giorgio Gori (entrambi in giacca e cravatta) assicurano: «Da lunedì si lavora insieme per centrare l'obiettivo delle Regionali e delle Politiche».

Intanto, però, è ancora clima da campagna elettorale e negli studi di Bergamo tv - a meno di 24 ore dal ballottaggio delle primarie del centrosinistra, domani dalle 8 alle 20 - in una puntata speciale di «Bergamo in diretta» il fuoco di fila dei giornalisti Paola Abrate, padrona di casa, Franco Cattaneo, vicedirettore de L'Eco, Cesare Zapperi, del Corriere della Sera, Marco Rota per Il Giorno e Isaia Invernizzi di Bergamonews, fa emergere più i distinguo (dalle alleanze al lavoro fino al finanziamento pubblico ai partiti e al voto del centrodestra) dei due competitor che non le convergenze (ad esempio su greeneconomy e uso del patrimonio pubblico, anziché nuove tasse, per ridurre il debito). Che pure ci sono, come sottolineano più volte i due colonnelli bergamaschi. Impegnati a superare il dualismo innovazione-conservazione, apparato-società civile, incarnato dai due candidati secondo gran parte degli analisti.

Le prime frizioni sono sulle modalità di partecipazione al secondo turno. Il deputato e tesoriere del Pd invita al «senso di responsabilità, per non inquinare il bel clima che domenica scorsa ha portato alle urne 3,2 milioni di italiani. Le regole si conoscono dall'ottobre scorso, quindi certi siti e certe pubblicità inventate all'ultimo sono incomprensibili. Le polemiche sono buone per avere qualche attenzione in più, non aggiungono voti».

Diversa la posizione di Gori, per il quale «le regole sono state fissate unilateralmente da un segretario che è allo stesso tempo giocatore e arbitro, e sono state ristrette progressivamente. Si stanno respingendo troppe nuove richieste di voto, replicando un cattivo rapporto iperburocratico tra politica e cittadini». Detto questo, per entrambi, qualsiasi sia il risultato, non c'è rischio di scissioni. Anche se Gori invita a tener conto dei numeri, «a leggere e a valorizzare, all'interno del partito, la capacità di Matteo Renzi di raccogliere consensi oltre il perimetro del centrosinistra». E Misiani non ha dubbi: «Pier Luigi Bersani è consapevole di come un lavoro comune possa allargare il consenso del centrosinistra come mai nella Seconda Repubblica».

Ma anche sulle alleanze si mettono i puntini sulle «i». Per il parlamentare «il Pd è il baricentro solido di una coalizione costruita sui contenuti e sul metodo, con una leadership forte che deriva dall'investitura popolare»; mentre l'ex guru della tv mette in guardia dalla «distanza rischiosa» tra Vendola e Casini: «Semmai bisogna dialogare con gli ex elettori dell'Udc per interessarli ai nostri temi. Così come non bisogna guardare con supponenza chi in passato ha votato Lega e Pdl e ora, per fortuna, ha cambiato idea».

Il coraggio delle idee - anche diverse - è quello che tiene banco. Perché se ci si incontra sul terreno della necessità di una battaglia più forte contro la corruzione e la criminalità organizzata (che si annuncia, sarà al centro della campagna per le Regionali), «di più formazione e più di qualità», «di più servizi per conciliare il tempo del lavoro con quello della famiglia, permettendo alle donne la parte che compete loro anche nell'economia», del legame ormai imprescindibile tra lavoro e rispetto dell'ambiente, su riforma Fornero e proposta Ichino le strade si allontano. Se per Misiani, infatti, «la riforma del ministro va nella giusta direzione, pur migliorabile», per Gori «ha reso ancora più difficile l'accesso dei giovani».

Altro strappo sui rimborsi elettorali ai partiti. Per il tesoriere democratico «è stato un bene dimezzare il finanziamento pubblico, ma va mantenuto. È presente in tutte le democrazie europee per garantire pari opportunità e l'autonomia dai condizionamenti dei grandi finanziatori». Di tutt'altro avviso il renziano: «È stato tagliato per salvare la faccia dopo la sequela di scandali e sprechi. Ma va abolito completamente, rispettando la posizione che gli italiani hanno già espresso nel referendum. Non c'è niente di male nei finanziamenti privati, purché abbiano dei limiti e siano trasparenti». In Bergamasca la forbice è del 3,8%. Il confronto tv avrà spostato dei voti? La conta a domenica sera. E lunedì sarà un altro giorno.

Benedetta Ravizza

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