Sabato 01 Dicembre 2012

Ambrosoli: «Un patto civico
per cambiare la vecchia politica»

Altro che ventiquattrore da borghesia milanese. Gira con uno zainetto da montagna un po' consumato. «Non so se regge tutta la campagna elettorale - ammette - ma mi piace, è comodo. Dà l'idea di "alpino"». L'avvocato Umberto Ambrosoli, 41 anni, anche nel look si presenta come «l'intersezione tra società civile e partiti». Si definisce così, citando Paola, una dei giovani volontari che in tutta la Lombardia si stanno organizzando per sostenerlo alle primarie del 15 dicembre, dove corre candidato del centrosinistra al post Formigoni. «Un'occasione unica per fare qualcosa per questo Paese», dice, citando questa volta suo padre.

La road map ieri l'ha portato a Bergamo, per ascoltare gli amministratori locali e le associazioni. Ambrosoli, dopo le titubanze iniziali, chi gliel'ha fatto fare di scendere in campo?
«Direi piuttosto chi mi ha convinto, perché non mi ha costretto nessuno, è piuttosto un'opportunità positiva».
Quindi chi l'ha convinta?
«Le tantissime persone che mi hanno detto: "Se lei si candida io voto, altrimenti non ho voglia di trovarmi di fronte facce diverse che però non rappresentano nulla di diverso dalla continuità"».
Si pone come risposta al cambiamento chiesto dalla società civile?
«La stessa volontà di rigenerazione viene dalla società civile e dai partiti in un momento in cui gli uni e gli altri vogliono andare mano nella mano oltre le abitudini della nostra politica».
E quali sono queste cattive abitudini?
«Quelle che hanno portato la reputazione dell'attuale politica al 4% e che vede enfatizzati gli scandali alla Fiorito e della Regione Lombardia. E soprattutto hanno portato alla percezione di una politica incapace di rispondere alle esigenze dei nostri tempi».
Se il tasso di gradimento della politica è al 4%, i sondaggi danno i grillini al 21% in Lombardia.
«I sondaggi danno anche il centrosinistra al 33%. Il voto di protesta è una parte importante da coinvolgere e merita attenzione. Ma oggi c'è già la disponibilità di un mondo, quello che chiamiamo società civile, a partecipare nel riconoscimento dei partiti».
Qual è il contributo della società civile ai partiti?
«La società civile è disposta a raccogliere la sfida di una partecipazione alla rigenerazione della politica. Non ci sostituiamo alla politica, ma aiutiamo a far nascere di nuovo e in termini nuovi un modo di intendere la responsabilità verso il bene comune».
Crede che negli ultimi 17 anni da parte del governo della Lombardia ci sia stata questa attenzione al bene comune?
«Non tutto quanto è stato realizzato va buttato via. La Lombardia ha avuto intuizioni che altri non hanno avuto, e la stragrande maggioranza del merito va ai cittadini lombardi. Ma è indubbio che nella seconda parte di questo periodo al bene comune sia stato sostituito come obiettivo da parte della classe dirigente l'asservimento alla filiazione e il garantire posizioni di potere e protezioni. Con episodi indegni, sia in uno schieramento sia nell'altro, che hanno portato a un'assoluta insostenibilità e all'urgenza di una discontinuità».
Alcuni episodi hanno visto coinvolto il Pd, che la sostiene.
«Il Pd, a differenza del centrodestra, ha imparato che comportamento tenere di fronte a una componente degenerativa. Non la nasconde, non scappa, ma ci fa i conti per una soluzione alternativa, all'insegna delle regole e del controllo».
La sua candidatura mette d'accordo bersaniani e renziani. «Non mi stupisce, perché Bersani e Renzi convergono perfettamente verso l'obiettivo comune di garantire - attraverso un centrosinistra allargato - una discontinuità da una politica che ha portato l'Italia al livello drammatico e umiliante del pre Monti». Chi voterà al ballottaggio?
«Non glielo direi neanche sotto tortura». Il Lazio chiede di andare alle urne a febbraio. Lei e Formigoni siete d'accordo su elezioni subito anche in Lombardia. «Non so quanto siano credibili e forti le richieste di Formigoni. Per quanto mi riguarda credo che la deriva intrapresa negli ultimi anni dalla Regione renda opportuna una convocazione delle elezioni il più rapida possibile».
Intanto le primarie regionali il 15 dicembre. Si attende la stessa partecipazione delle nazionali?
«Le primarie della Lombardia sono una sfida totalmente nuova. L'unico precedente è in Puglia. Ma qui c'è una realtà diversa, che mette in campo un patto civico che va oltre le primarie di coalizione. Il mondo delle associazioni e la società civile sono stati coinvolti nella genesi stessa delle primarie; sono rappresentati in un comitato, portavoce delle esigenze degli ultimi e di chi non ha voce, che non ha data di scadenza ma resterà un punto di riferimento e di confronto per me e per il mio programma».
Benedetta Ravizza

fa.tinaglia

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