Immigrati, calano gli arrivi
Nel 2011 in Bergamasca -65%

L'Italia non è più una meta attrattiva per gli immigrati in cerca di lavoro. Per la prima volta da quando si sono iniziati a misurare i nuovi ingressi nella nostra penisola, la rilevazione descrive l'aumento degli stranieri come sostanzialmente pari a zero.

L'Italia non è più una meta attrattiva per gli immigrati in cerca di lavoro. Per la prima volta da quando si sono iniziati a misurare i nuovi ingressi nella nostra penisola, infatti, la rilevazione del periodo da gennaio 2011 a gennaio 2012 descrive l'aumento della presenza straniera come sostanzialmente pari a zero. E Bergamo guida la classifica delle province con il maggior calo di presenze denunciando una flessione pari al 65% nel periodo preso in analisi, seguita da Reggio Emilia e Trento con -64%. Nel complesso, tra il 2011 e il 2012 in Italia si sono insediate circa 27 mila persone extracomunitarie in più rispetto all'anno precedente: percentualmente un incremento dello 0,5%. Nulla se si tiene conto degli scorsi anni, in particolare il 2008 e il 2009, quando a ogni rilevazione la popolazione straniera cresceva al ritmo di 500.000 unità all'anno. Dai dati resi noti ieri dall'Ismu, fondazione specializzata in studi sulla multietnicità, a gennaio 2012 la popolazione straniera in Italia è stimata in circa 5 milioni e 430 mila unità, tra regolari ed irregolari, e nel 90% dei casi hanno una dimora stabile in un Comune italiano. Nel 2011 gli ingressi di cittadini extracomunitari per lavoro si sono ridotti di due terzi rispetto all'anno precedente mentre rimangono sostenuti quelli per ricongiungimento familiare, ridotti di solo un quinto, e aumentano quelli per richiedenti asilo e per motivi umanitari, passati dai 10 mila concessi nel 2010 ai 43 mila nel 2011. I dati più recenti e precisi sulla nostra provincia risalgono al luglio 2011 e per i dati più recenti dovremo aspettare il rapporto regionale a marzo 2013. Nella Bergamasca, al primo luglio 2011 abitavano 142.900 extracomunitari, pari al 2,7% del totale degli stranieri in Italia, l'11,26% di tutta la Lombardia, con una media di immigrati per abitante della provincia pari al 13%, in linea con il dato regionale. Tra il 2001 ed il 2011 questa presenza è andata sempre aumentando, passando da un 4% al 13% sopra citato per quanto riguarda la percentuale di stranieri residenti sul nostro territorio. Le principali etnie che hanno scelto Bergamo come meta della loro immigrazione sono state fino ad oggi quella boliviana, la più numerosa in assoluto, seguita dai romeni e dagli ucraini che nella rilevazione hanno fatto segnare aumenti anche del 32% nelle nuove presenze. Sarà interessante, alla luce di questo arresto repentino segnalato dall'Ismu a livello nazionale, sapere esattamente a quanto ammonta la frenata dalle nostre parti perché che l'Italia sia diventato negli anni un luogo economicamente difficile lo sanno bene tutti coloro che hanno perso il lavoro, lo stanno cercano o, pur avendolo, si trovano a convivere con i rincari e le nuove imposte, ma vedere la situazione attraverso gli occhi e le scelte dei migranti fa davvero impressione. «L'incremento della popolazione straniera in Italia non è mai stato cosi basso e le cause di questa stagnazione vanno cercate non solo nel perdurare di questa crisi economica che ha investito il nostro Paese e l'Europa tutta, ma anche nell'immagine che l'Italia esporta, che contribuisce a disincentivare l'immigrazione per motivi di lavoro e far sembrare meno conveniente venire da noi se non per motivi di ricongiungimento familiare», ha spiegato il responsabile della ricerca Ismu Gian Carlo Blangiardo, che comunque non ha chiuso negativamente la riflessione sui dati illustrati. «Se anche è prematuro affermare che sia finito un ciclo e che si stia andando in via definitiva verso un modello di immigrazione meno ?d'assalto? e più conseguente a progetti di vita ?maturi e consapevoli? ? ha dichiarato Blangiardo ? è innegabile che la pausa di riflessione che stiamo vivendo potrà contribuire per lo meno ad attenuare alcune problematiche nel panorama migratorio italiano e forse potrà anche aiutare a rendere più sostenibile un'efficace azione volta a favorire i processi di integrazione dei lavoratori stranieri e, soprattutto, dei loro familiari».

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