Giovedì 24 Gennaio 2013

Dalla politica al mondo del lavoro
Il vescovo Beschi incontra i giornalisti

di Alberto Ceresoli
C'è qualcosa che può orientare il cattolico nella più che variegata «offerta elettorale» per riuscire ad esprimere un voto convinto alle prossime elezioni? Per il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, qualche aspetto su cui far leva per scegliere con coerenza rispetto alla propria ispirazione esiste, a cominciare dalla conoscenza diretta dei programmi e delle persone chiamate a tradurli in pratica. Il tutto partendo dalla necessità di superare l'astensionismo per cercare di diventare i più protagonisti possibili di una scelta sempre delicata, condividendo così il pensiero del presidente della Cei, il cardinal Bagnasco.

In un passato che sembra sempre più remoto, le varie anime del cattolicesimo italiano avevano un punto di riferimento capace sostanzialmente di contenerle tutte, ma oggi lo scenario è radicalmente cambiato e il cattolico ha ovviamente libertà di scelta, fermo restando la necessità di prestare grande attenzione a quegli aspetti che non possono essere condivisi da un cristiano.

Ma il vero problema della politica italiana - ha sottolineato il vescovo Beschi nella sala Alabastro del Centro Congressi Giovanni XXIII, nel consueto incontro con i giornalisti in occasione della festa del loro patrono, San Fracesco di Sales - è la politica stessa, ed è proprio su questo che anche i cattolici sono chiamati a riflettere con serietà.  L'Italia non sta attraversando «solamente» una crisi economica, finanziaria e morale, ma anche una gravissima crisi politica. Oggi - nel nostro Paese - la politica è ormai una «parola vuota, priva di qualsiasi contenuto qualificante, priva di qualsiasi dimensione  che possa far crescere la comunità. Nasce da qui il dovere - per un cristiano convinto - di ripensare cosa s'intende per politica e la responsabilità di riformulare un progetto capace di coniugare al suo interno l'esperienza e i valori cristiani».

Ma sullo sfondo di quella politica, per il cristiano «resta aperta un'altra grande questione, da affrontare e da risolvere: quella di come poter e dover riflettere sulla realtà che ci circonda. Oggi - ha spiegato monsignor Beschi, accompagnato nell'incontro da monsignor Alberto Carrara - viviamo in un mondo creato non tanto dalla vita reale quanto dalla comunicazione, in tutte le sue forme. Ecco perchè è importante attivare processi in grado di innescare la capacità di giudizio di ciascuno di noi. Un ruolo cui la stampa cattolica è chiamata quotidianamente a svolgere, perseguendo il tema della credibilità».

E qui L'Eco di Bergamo (e il gruppo editoriale Sesaab nel suo complesso) ha una forte connotazione di originalità: «Qui - ha spiegato il vescovo - c'è una storia, c'è una realtà che si concepisce a partire dall'esperienza cristiana, capace di diventare una forza ispiratrice che alimenta una visione dell'uomo dentro una comunità. Il modo di concepire le idee nella trasposizione dei fatti è fondamentale per la capacità che ne consegue di generare approcci, giudizi, propositività (anche nei confronti di chi non crede) e capacità critica».

C'è poi il mondo di Internet e dei social network (oltre a quello televisivo e radiofonico), ambiti di grandissima rilevanza che monsignor Beschi giudica «molto positivamente per l'intrinseca forza che trascinano con sè».

Certo è che per chi fa informazione, «quello della persona deve essere un valore supremo, che non deve cedere al sensazionalismo, allo scandalismo o al giustizialismo. La parola - ha ribadito monsignor Beschi ricordando l'impegno dei suo predecessori sul tema dell'informazione, in particolare quello di mons. Giulio Oggioni, scomparso 20 anni fa esatti - deve essere al servizio del fatto, non il fatto deformato dalla parola.

Ma nell'Anno della Fede (a cui, nella nostra Diocesi, si affianca anche l'Anno Giovanneo in occasione del 50° anno di apertura del Concilio Vaticano II e della morte di Papa Roncalli) «deve essere la Fede stessa a interpellare il giornalista su come raccontarla», su come raccontare «un patrimonio decisivo e vivo per miliardi di uomini sulla faccia della Terra».

L'Anno della Fede diventa dunque un'occasione per conoscere la Fede, «un "sentimento" che appartiene alla liberta, che attinge alla profondità della coscienza della persona umana. Penso ai valori cristiani che scaturiscono dalla Fede cristiana - ha spiegato Beschi - ma che possono ispirare anche i non cristiani». Il riferimento all'apertura del Concilio Vaticano II, nell'ottobre del '62, è spontaneo, quando il mondo si interessò «al gesto» della Chiesa Universale, cercando di capirne il significato e andando oltre - come rilevò lo stesso Papa Giovanni - l'aspetto esteriore di uno dei più grandi eventi mediatici della Storia.

Nell'incontro con i giornalisti - seguito alla Messa celebrata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie -, monsignor Beschi ha parlato anche dei temi dell'occupazione e della scuola. «Le ricadute della crisi sul mondo dell'occupazione - ha spiegato il vescovo - sono state date fin troppo per scontate fin dagli esordi del problema, considerando dunque la perdita dei posti di lavoro come qualcosa di inevitabile, in una logica non nuova  ma scorretta, che ha creato tensioni e drammi sociali enormi, anche legati al tema dell'occupazione giovanile, ai minimi storici, e a fronte di una capacità di innovazione del mondo industriale che spesso lascia meravigliati».

Anche il mondo della scuola, secondo il vescovo, meriterebbe una considerazione sociale più ampia di quella espressa nel nostro Paese «in decenni in cui forse ci si poteva permettere approcci meno incisivi. Oggi, invece, quello della scuola è un tema decisivo, a cui è impossibile sottrarsi».

Infine un invito, facendo proprio un pensiero di San Franceso di Sales: «Non desiderate non essere ciò che siete - ha sottolineato il vescovo - , ma desiderate essere molto bene ciò che siete».

Alberto Ceresoli

a.ceresoli

© riproduzione riservata