Mercoledì 30 Gennaio 2013

Villa di Serio, parla la figlia:
«Mio padre non era un assassino»

La figlia di Agostino Biava, ucciso venerdì scorso nella sua cascina di Villa di Serio, nega il coinvolgimento del padre nelle indagini sull'omicidio di suo marito: «Non sapeva nulla di ciò che faceva Sabaudin e non aveva alcun sospetto, me lo avrebbe detto. Impossibile che fosse sulle tracce dei killer». L'assassino di Biava invece l'ha freddato con un colpo di fucile alla testa, sparato da soli quattro metri di distanza: nove i pallettoni sparati, due hanno colpito l'allevatore alla testa, sei sono finiti contro una porta accanto alla stalla. 

E doveva conoscere bene l'allevatore, o averne studiato con molta attenzione i movimenti. L'omicida, infatti, si è appostato accovacciato dietro uno stipite della stalla: è sua figlia Pamela a mostrare il punto esatto in cui è stato colpito e il percorso fatto dall'assassino, o dagli assassini.

«Chi ha sparato mirava proprio a mio papà, impossibile confonderlo con Angelo, che ha i capelli bianchi, o con Andrew, che ha i capelli corti – spiega Pamela –. Agostino tra l'altro è uscito per secondo dalla stalla, mentre Andrew, protetto dallo stipite, per un soffio non è stato colpito dalla fucilata. Gli è andata bene perché lui chiude sempre la porta della stalla (che scorre su una guida, ndr) dandole le spalle, appoggiandosi alla maniglia e facendo leva con il peso del corpo, tirandola da sinistra verso destra».

Chi ha ucciso Agostino Biava era solo, o forse aveva un complice appostato nelle vicinanze: sia Bregu che Capra non sono riusciti a vedere nulla. Di certo l'assassino è arrivato dai boschi ed è entrato senza fatica nel corridoio laterale della stalla: circa a metà della struttura c'è un cancello che non è difficile scavalcare. Potrebbe aver tenuto d'occhio i movimenti di Biava per un po' di tempo oppure, conoscendo le sue abitudini e sapendo l'orario in cui andava a mungere le mucche, si è appostato poco prima delle 19,30 di venerdì e gli ha sparato sotto gli occhi dei due aiutanti, che erano a pochissima distanza.

Tutti i familiari di Biava e i due testimoni sono stati ascoltati più volte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo. «Non abbiamo visto nessuno scappare, ma di certo chi è venuto fin qui doveva conoscere molto bene i boschi e la casa – racconta Pamela –. Non sono arrivati in auto perché c'è un'unica strada e sarebbero subito stati presi, sono scappati a piedi sul versante di Villa di Serio e poi, da lì, hanno preso l'auto». Giovedì in programma anche l'autopsia sulla salma.

fa.tinaglia

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