Sabato 02 Febbraio 2013

Addio alla droga del gioco
«Sono rinato, uscire si può»

Un anno senza gioco. Un anno alla larga da quel rullio ipnotico che gli aveva tolto la voglia di guardarsi allo specchio. Perché i suoi occhi non erano più quelli di un tempo. Erano occhi arrossati dalle ore macinate davanti al monitor delle slot machine. Erano gli occhi di un bugiardo.

Oggi Dario ce l'ha fatta, ha da poco festeggiato il suo primo anno fuori dal gioco d'azzardo. E non è stato un percorso facile: «Da solo non ce l'avrei mai fatta», dice. Una premessa: raccontando la sua storia su una sola cosa mentiremo, il suo nome. Dario è stato scelto a caso. Il resto è vero.

A partire dall'età di questo giovanotto bello come il sole: 23 anni ancora da compiere. Dario abita in Val Brembana e lavora nell'edilizia. Ha cominciato a giocare alle macchinette a 17 anni. «Ho iniziato cinque anni fa per sfizio mettendo uno, massimo due euro nelle macchinette – spiega –. Ero minorenne: forse se ci fosse stato il divieto che c'è ora, se qualcuno mi avesse chiesto qualcosa o bloccato, forse oggi non sarei qui».

«Qui» è il Patronato San Vincenzo di Bergamo, dove tutti i lunedì sera i malati di gioco si riuniscono per cercare di smettere. «Da quei pochi euro, presto sono passato a giocarne 50, 100, 500 alla volta – spiega Dario –. Ci buttavo tutto il mio stipendio, lo mettevo tutto nel gioco». In quattro anni, Dario ha perso 30 mila euro.  Poi la confessione, la voglia di farsi aiutare, l'uscita da quel circolo vizioso.

Leggi tutta la storia su L'Eco di Bergamo del 2 febbraio

r.clemente

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